Tag Archives: mafia

Dopo le dichiarazioni di Spatuzza il Governo passa all’attacco. Anzi, no: passa in difesa

A seguito delle dichiarazioni di Spatuzza, il Governo è passatto alla controffensiva. Questa è la cartolina che sta facendo il giro del web (con video annesso) e che cerca di mistificare le gravi dichiarazioni del pentito di Mafia con i soliti numeri statistici:

Bene! Bravi! Ora, però, mi chiedo: quanti di questi arrestati rimarranno in carcere? Quanti di questi beni sequestrati verranno riacquistati all’asta dagli stessi membri delle cosche? Ai posteri l’ardua sentenza. E speriamo che non venga prescritta pure questa.

Accade a Berluscolandia – Una gran puzza di bruciato

C’è puzza di bruciato a Berluscolandia. Brenda, il trans dei desideri di Marrazzo (e chissà chi altri), è stato trovato senza vita nel suo appartamento in fiamme. Dicono che voleva farla finita: la vita di corte lo aveva sfinito. Agli amici confidò che si era messo in qualcosa più grande di lui (ma chi ha delle chiappe così grandi da superare il suo metro e ottanta di statura?) Il problema è che non si capisce perchè una persona che voglia suicidarsi si chiuda nell’appartamento a chiave con doppia mandata, prepari le valige riponendole ordinatamente accanto al letto e tra un bicchiere di whiskey e l’altro si svesta, faccia un bagnetto al proprio PC come fosse il suo cagnolino e si lasci morire seminudo asfissiato dai fumi dell’incendio. Forse è un modo bizzarro di togliersi la vita dei brasiliani all’estero.

I fumi dell’incendio sono arrivati inevitabilmente a Palazzo, dove c’è stato chi si è rilassato credendo di essere in una sauna e chi invece ha iniziato a soffiarlo negli occhi delle altre cariche dell’Impero e degli abitanti di Berluscolandia, creando un po’ di confusione. Le trame a palazzo diventano sempre più fitte: Fini, uno dei vassalli del Re, ai berluscolandiani dice le cazzate e all’Imperatore, nonostante i finti contrasti e le finte contrapposizioni, dice sempre si; Schifani, braccio destro dell’Imperatore e portavoce di Mafiolandia direttamente a Palazzo, fa sapere che a Mafiopoli tutta questa confusione non piace, minacciando le elezioni; l’Imperatore interviene assicurando che tutto va a gonfie vele e che il regno è saldo ed unito.

Una bagarre che colpisce duramente il giornalista-insetto Vespa, disperato per non essere riuscito ad inserire le ultime dichiarazioni dei faccendieri a palazzo nel suo ultimo manoscritto uscito troppo in anticipo. Una depressione che costerà agli abitanti di Berluscolandia svariati milioni di euro, che l’insetto depresso ha chiesto per sfornare le sue mielose puntatone di Porta a Silvio del prossimo anno.

Come al solito, l’unico in grado di mantenere la calma e tenere la concentrazione per portare a termine gli impegni del regno è l’Imperatore: senza scomporsi nè lasciarsi trasportare dall’onda degli eventi, aggrappato alla sua poltrona, tiene salde le redini dell’Impero nelle sue mani, sferrando colpi semimortali ai suoi nemici di sempre: quei maledetti comunisti di giudici e magistrati.

Dopo il fallimento del Lodo Alfano, una nuova proposta di legge prevede l’accorciamento dei tempi dei processi, soprattutto quelli che lo vedono direttamente coinvolto e potenzialmente dietro le sbarre anzichè a Palazzo Grazioli. Insomma: anzichè immunizzarsi contro il processo si rende improcessabile, rendendo improcessabili anche tutti gli altri. Così ora nessuno potrà rinfacciargli di non essere super partes e di non rispettare il principio secondo il quale la legge è uguale per tutti.

Colpi mortali alla giustizia che l’Imperatore riesce a sferrare con estrema facilità, poichè non vi è nessuno ad ostacolarlo tra i membri del palazzo, nè tantomeno tra il popolo che, impegnato a fronteggiare la crisi economica più grave degli ultimi 50 anni, non ha tempo, voglia ed energia da dedicare agli emendamenti ed ai decreti ghediniani del governo ed è disposto a tenersi un delinquente al governo purchè gli dia da mangiare (o, almeno, l’illusione).

Dal canto loro, magistrati e giudici continuano imperterriti il loro lavoro di ricerca della verità nonostante le enormi difficoltà e cavilli legislativi che si ritrovano ad affrontare quotidianamente. Continuano le loro indagini, ne aprono di nuove e riaprono quelle vecchie che, per motivi sconosciuti ai più, erano state archiviate. Come le indagini archiviate delle stragi del 1992 e 1993 che, dopo essere state riaperte, hanno fatto tremare molte sedie (e culi) proprio al Palazzo. Poi, tra i magistrati e i giudici, c’è anche chi, invece di lavorare sodo, taglia la testa al toro, sentenziando ad esempio che la famosa agenda rossa di Paolo Borsellino non è mai esistita e che la trattativa Stato-Mafia è la conseguenza di una bolla mediatica. Una bolla esplosa ormai da tempo, il cui pus tutt’ora ci ricopre.


(Le vignette sono del cattivissimo Natangelo e del geniale Gavavenezia)

40 anni fa veniva assassinato Mattei. E la ENI? Pure.

[flashvideo file=http://www.youtube.com/watch?v=-AAiOcUURM4 /]

Il 27 Ottobre del 1962, esattamente 47 anni fa, l’aereo Morane-Saulnier MS-760 Paris in volo sulla tratta Catania – Milano precipitò nelle campagne di Bascapè, un piccolo paese in provincia di Pavia, proprio mentre si stava apprestando all’atterraggio presso l’aeroporto di Linate. Moriva, così, in un incidente aereo il Presidente dell’ENI Enrico Mattei.

Tutte le prime pagine dei giornali e gli altri media che riportarono la notizia si chiesero, sin dai primi istanti, se quell’incidente fosse semplicemente una disgrazia oppure un attentato ben riuscito, come poi risultò dalle indagini riprese nel 1994 e concluse nel 2005.

Tutto svaporò in pochi giorni: i media smisero presto di occuparsene, i pezzi dell’aereo – accuratamente lavati prima di essere esaminati – vennero fusi, l’autopsia non rivelò nulla degno di considerazione e l’indagine fu archiviata. Ma con il passare del tempo e l’aggiungersi di fatti nuovi, anche a distanza di tanti anni, l’indagine viene riaperta: i pentiti di Mafia Buscetta e Iannì, durante un interrogatorio del 1993, affermano che il giornalista Mauro De Mauro, incaricato da Francesco Rosi di fornirgli tutto il materiale possibile sull’inchiesta Mattei per la realizzazione del suo film, fu fatto sparire dalla Mafia nel 1970 perchè in possesso di documenti che avrebbero provato il sabotaggio dell’aereo su cui viaggiava Mattei. Così, la Procura di Caltanissetta passa tutta la documentazione a quella di Pavia, che il 20 Settembre 1994 riapre le indagini sul caso Mattei. Ad indagare c’è il Sostituto Procuratore Calía, che si ritrova quasi a mani vuote: i pezzi dell’aereo su cui effettuare nuove perizie non ci sono più, perchè fusi trent’anni prima; molti dei documenti dell’inchiesta precedentemente archiviata sono spariti. Ad un’ intervista ad un testimone, Mario Ronchi, del giornalista Rai Bruno Ambrosi viene tolta la parte audio nel momento in cui Ronchi dice di aver sentito un boato e visto del fuoco nel cielo prima che l’aereo precipitasse. Ronchi, che successivamente ritrattò le sue dichiarazioni, affermando che era a lavoro e impossibilitato a sentire alcunchè dal rumore del trattore, verrà accusato di falsa testimonianza da Calì, il quale scopre che la SNAM assunse Ronchi come custode del sacrario di Mattei e la figlia venne assunta da un’altra ditta legata al successore di Mattei all’ENI, Eugenio Cefis, ex Comandante del Servizio Segreto Fascista e uomo molto potente molto vicino agli ambienti della CIA.

Sembra tutto un grosso calderone con ingredienti che sembrano non avere nulla a che vedere l’uno con l’altro e, tuttavia indisticabilmente legati tra loro. Ma come ci insegna Pasolini, chi vuole capire, l’intellettuale, è colui che “cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”. E, infatti, anche l’assassinio di Pasolini nel 1975, potrebbe avere a che fare con questa brutta storia. Poichè anche lui si interessava di petrolio nel modo sbagliato, come Mauro De Mauro. Ed anche come Mattei, la cui colpa fu quella di venderlo alle persone sbagliate, nel momento sbagliato, alle tariffe sbagliate e senza chiedere il permesso. Ma il permesso a chi? L’Italia non era forse un Paese libero ed indipendente che aveva appena scoperto di poter contare sulle proprie forze energetiche proprio grazie a Mattei? La risposta è no.

L’Italia, quando Mattei cominciò la costruzione di quello che diventerà l’impero ENI nel 1945, era appena uscita sconfitta dalla guerra e la sua sopravvivenza, materiale e politica, era nelle mani degli alleati, soprattutto USA e Inghilterra. Che, guarda caso, erano anche le patrie delle Sette Sorelle, definizione proprio di Mattei, e che si mostrarono prima interessate a che l’Agip venisse privatizzata (era totalmente statale) e poi molto interessate al suo acquisto, di cui Mattei avrebbe dovuto commissariare la liquidazione. Fortunatamente, Mattei non eseguì mai i compiti per cui era stato chiamato, salvandoci da una dipendenza energetica verso le potenze Americane che avrebbe potuto distruggerci economicamente e avrebbero potuto ridurci politicamente a mera base coloniale alla loro mercè, ancor più di quanto non lo siamo oggi.

[flashvideo file=http://www.youtube.com/watch?v=k4SfFYzyXuc /]

Ma essere il Presidente dell’ENI non significa occuparsi solo di petrolio. Significa, più o meno direttamente e più o meno volontariamente, fare politica. Poichè il petrolio è soprattutto diplomazia e rapporti internazionali. È per questo che l’idea di Mattei di offrire ai Paesi produttori il 75% del ricavato dell’accordo, il fatto di offrire loro condizioni più umane e meno subalterne e coloniali, il rompere gli accordi della linea rossa in Medio Oriente, il fare affari con la Russia, il propendere per una neutralità se non per una fuoriuscita dell’Italia dalla NATO, preoccupano e destabilizzano il blocco Occidentale in piena Guerra Fredda, con la Terza Guerra Mondiale alle soglie e con la crisi dei missili di Cuba.

Sempre durante il corso delle indagini riaperte nel 1994, emerse un rapporto della CIA firmato da Thomas Kameramessinas, il quale scrive che l’obiettivo di fermare Mattei va raggiunto anche a costo di misure estreme.

Purtroppo come molte altre, l’indagine di Mattei non ha portato alla scoperta degli attori principali di quello che resta a tutt’oggi un mistero. È stato acquisito come fatto accertato che la morte di Mattei non fu un incidente, almeno. Resta da scoprire chi questo incidente lo ha voluto e provocato. C’è Eugenio Cefis, ci sono Thomas Kameramessinas e la CIA, c’è la OAS algerina, ci sono le multinazionali del petrolio, c’è una parte della DC politicamente contro. È vero, non si sono trovati i colpevoli di questa strage. È indubbio, però, che ci sia l’imbarazzo della scelta.

Oggi, l’ENI è un’azienda in parte privatizzata. Una quota del 30% appartiene ancora allo Stato Italiano, mentre il resto è nelle mani di migliaia di azionisti. Ovviamente, di queste migliaia di azionisti, non tutti possiedono la medesima percentuale di azionariato. Sarei proprio curioso di sapere chi sono i principali azionisti, subito dopo tutti noi.

Azionisti Numero di azionisti n° di azioni possedute % sul capitale

Italia (incluso il Ministero

dell’Economia e delle Finanze) 327.587 2.177.559.208 54,37

UK e Irlanda 783 140.955.951 3,52

Altri Stati UE 1.954 280.244.956 7,00

U.S.A. e Canada 1113 255.852.802 6,39

Resto del Mondo 860 121.998.590 3,04

Azioni proprie alla data del

pagamento del dividendo 382.953.240 9,56

Azioni per le quali non sono state

fornite le segnalazioni nominative n.d. 645.782.965 16,12

Azioni per le quali non è stato ancora chiesto il pagamento del dividendo n.d. 11.164 (…)

Totale 332.297 4.005.358.876 100,00


Ripartizione dell’azionariato Eni per fascia di possesso risultante dal pagamento del dividendo a saldo dell’esercizio 2008 (21 maggio 2009)

Azionisti Numero di azionisti n° di azioni possedute % sul capitale

> 10% 1 813.443.277 20,31

3% – 10% 1 400.288.338 9,99

2% – 3% (*) 2 220.183.315 5,50

1% – 2% 6 311.000.223 7,77

0,5% – 1% 3 67.273.758 1,68

0,3% – 0,5% 7 117.360.132 3,71

0,1% – 0,3% 30 215.661.099 5,38

≤0,1% 332.247 831.401.365 20,76

Azioni proprie alla data

del pagamento del dividendo 382.953.240 9,56

Azioni per le quali non sono

state fornite le segnalazioni nominative n.d. 645.782.965 16,12

Azioni per le quali non è stato ancora chiesto il pagamento del dividendo n.d. 11.164 (…)

Totale 332.297 4.005.358.876 100,00

(*) I Gruppi Intesa San Paolo e BNP Paribas hanno comunicato la riduzione del possesso azionario al di sotto del 2% rispettivamente in data 27 maggio 2009 e 9 giugno 2009. In data 14 settembre 2009, entrambi i Gruppi hanno comunicato il superamento della soglia del 2% del possesso azionario. Entrambi i Gruppi hanno comunicato la riduzione del possesso azionario al di sotto del 2% rispettivamente in data 25 settembre 2009 e 7 ottobre 2009.


Ma se non si può sapere chi sono i maggiori azionisti, si può accedere alle informazioni sul Consiglio di Amministrazione, nel quale sono evidenti i personaggi ed i loro conflitti di interessi. Un esempio su tanti? Paolo Andrea Colombo, commercialista milanese, 45 anni, è: sindaco di Banca Intesa (azionista ENI di punta) e di alcune sue controllate, sindaco dell’Eni e della Saipem, consigliere di Mediaset e della controllata Publitalia (entrambe propietà del Presidente del Consiglio, che a fine Maggio lo ha promosso a Presidente del collegio sindacale ENI), consigliere di Aurora assicurazioni, di Rcs Quotidiani, presidente di Rcs Investimenti, consigliere di Tim Italia, Bormioli Finanziaria, Gianni Versace, da alcuni mesi è presidente di Partecipazioni Italiane, sindaco di Pirelli Labs e di Miotir, la cassaforte di Cesare Romiti.


Recentemente Berlusconi è andato a far visita a Putin (a Putin?! Ma il Presidente non è Medvedev?). La motivazione è il canale south stream che dovrebbe portare il gas in Europa (e in Italia) passando per la Turchia e evitando, in tal modo, gli annosi problemi che ogni inverno o quasi emergono con l’Ucraina e la Georgia. Indovinate chi sarà responsabile per il 50% della costruzione del canale? La nostra amata ENI. Che recentemente è riuscita ad accaparrarsi anche la licenza per il giacimento iraqueno di Zubair, dopo aver perduto quella per il giacimento di Nassiriya a favore dei giapponesi. Iraq? Nassiriya???? Vuoi vedere che le nostre non sono proprio missioni di pace, allora? Se così fosse, la domanda mi sorge spontanea: perchè nessuno ha ancora rotto i maroni ad alcuno nonostante Berlusconi faccia accordi d’oro con la Russia, nè si è cercato di far precipitare l’aereo su cui viaggia l’amministratore delegato della ENI? La risposta potrebbe essere che i tempi cambiano, ma i poteri forti restano. E sono sempre gli stessi.


Salvatore Giuliano (Francesco Rosi, 1962) – Mafia, Politica e Banditismo. Portella Ginestra. Come nasce la Prima Repubblica.

[flashvideo file=http://www.stroboscopio.com/wp-content/Video/Francesco%20Rosi-Salvatore%20Giuliano%20(1962).flv /]


IL PRESENTE FILMATO SI INTENDE A SCOPO DIVULGATIVO/EDUCATIVO E SENZA FINI DI LUCRO


Salvatore Giuliano è una pellicola appartenente al genere definito “film-inchiesta”, il cui regista, Francesco Rosi, fu uno dei capostipiti e principale esponente. Salvatore Giuliano è, però, anche un “film-pretesto”, che utilizza la storia del Bandito più famoso della Storia d’Italia per raccontare la Sicilia degli anni ’43 – ’50.



Mentre la Seconda Guerra Mondiale volgeva ormai al termine e l’Italia si preparava a diventare una Repubblica, i movimenti separatisti dell’isola combattevano per la loro indipendenza, avvantaggiati dalle condizioni storiche e politiche del momento e da interessi trasversali che avvicinavano una parte della classe politica nazionale ad alcuni interessi dell’amministrazione americana di quel tempo.

La sceneggiatura essenziale di Suso Cecchi d’Amico, Enzo Provenzale e Franco Solinas si pone a metà strada tra il racconto neorealista e l’ inchiesta giornalistica. Il film parte dal cadavere di Giuliano, rinvenuto nel giardino dagli ufficiali dell’arma che da tempo gli davano la caccia, e prosegue a balzi discontinui, spostandosi avanti e indietro nel tempo non rispettando la successione cronologica degli eventi, ma seguendo la logica delle associazioni tipiche dell’investigazione. Per distinguere i vari tempi storici dell’azione, sono stati adottati tre differenti toni di bianconero, con effetti chiaroscurali diversi: forti per narrare i fatti antecedenti la morte del bandito, sovraesposti tipici dei servizi fotografici per la morte di Giuliano, e di tipo televisivo per il processo di Viterbo a Pisciotta & Co. Tutti questi accorgimenti tecnici, assieme alle musiche di Piero Piccioni, i costumi e la scenografia, contribuiscono all’incredibile impatto evocativo della pellicola, riportandoci indietro a quei tempi ed a quei luoghi.

Dopo la morte di Giuliano, tutte le persone a lui vicine ebbero strani incidenti o furono vittime di omicidio. Tra questi alcuni elementi della magistratura, come il Procuratore Pietro Scaglione, assassinato dalla Mafia nel 1971. Uscito nelle sale cinematografiche nel 1962 con divieto ai minori di 16 anni (censura?), il film Salvatore Giuliano di Rosi parla dei rapporti tra mafia, banditismo, potere politico e potere economico, ponendo lo spettatore di fronte a numerose questioni. Tra queste ne campeggia una che, più che essere un interrogativo, assomiglia ad un timore: come è nata la nostra Repubblica

Posto di fronte ai medesimi quesiti, lo spettatore di oggi non è in minori difficoltà : il “senno di poi” non lo aiuta infatti a spiegare gli intrecci alla base della spietatezza narrata dalla pellicola da cui ebbe origine la Prima Repubblica, poiché dalla stessa tipologia di intrecci e spietatezza nacque la cosiddetta Seconda Repubblica, i cui rappresentanti occupano tutt’ora (e con le stesse modalità) le poltrone nella stanza dei bottoni.

Non ci resta che aspettare che decada il Segreto di Stato sul caso Giuliano e sugli avvenimenti di Portella Ginestra nel 2016 che, se insufficienti a far luce sulla politica attuale, si spera siano in grado almeno di chiarire i terribili avvenimenti di quel tempo, magari indicandone le responsabilità.

 

The silent guest – Conferenza su legalità, crimine e regime dell’informazione in Italia. Parlano Sonia Alfano, Carlo Vulpio e Nicola Tranfaglia.The silent guest – Conferenza su legalità, crimine e regime dell’informazione in Italia. Parlano Sonia Alfano, Carlo Vulpio e Nicola Tranfaglia.The silent guest – Conferenza su legalità, crimine e regime dell’informazione in Italia. Parlano Sonia Alfano, Carlo Vulpio e Nicola Tranfaglia



 

Sonia Alfano, Carlo Vulpio e Nicola trafaglia parleranno di crimine, legalità e regime dei media in Italia e non solo.

Lunedì 18 Maggio 2009 alle 19.30 presso il King’s College di Londra.






L’inatteso successo (150 persone che abbiamo dovuto buttar fuori dalla sala per poter chiudere e restituire le chiavi) ottenuto dalla conferenza, e la presenza di Sonia Alfano, Carlo Vulpio e Nicola Tranfaglia ci hanno davvero resi orgogliosi e paghi degli sforzi fatti. Ancor più, questa opportunità che abbiamo avuto ci ha messi di fronte a due grandi evidenze: chiunque, nel suo piccolo, può fare qualcosa per rendere il mondo in cui vive migliore; la gente – nonostante le distanze, le difficolà, il tempo che manca, la lingua diversa e chi più ne ha più ne metta – dicevo la gente risponde come mai ci si aspetterebbe.

Non è vero che nulla si può fare. Non è vero che è “immaturo” ed “utopistico” pensare di poter cambiare le cose.  Paradossalmente, nell’era digitale e di internet, dei voli low cost e delle videochiamate a distanza intercontinentale, non si è soli ma isolati. Di gente ce n’è, e tanta. Solo nessuno sa dell’esistenza dell’altro. Siamo tutti come tanti piccoli atolli galleggianti in un mare che sembra senza confini, le cui correnti ci spingono verso direzioni che solo in parte possiamo decidere e prevedere. Tutto sta nel costruire dei “ponti” che siano in grado di connetterci gli uni agli altri, di unirci. Per lo meno quelli la cui direzione è comune.

Per chi era presente e vuole ripercorrerlo e per chi, invece, non ha potuto attraversarlo, questo è stato il nostro primo piccolo ponte: godetevelo.



TESTO

(in tradotto dall’inglese)

Sono le 20:00 e, mentre vi parlo, lei è li: seduta in un angolo, il volto coperto da un ombra impercettibile e innaturale, che osserva.

In silenzio.

Lontano e vicino, lei agisce, colpisce, opera, decide. Impone. Invisibile e sotterranea ci ricatta, compromettendo le nostre vite.

In silenzio.

Un silenzio che nessuno osa rompere, nessuno osa affrontare, nell’erronea convinzione che questa quotidianità – tangibile, irremovibile – sia qualcosa di estraneo, quasi ai limiti della realtà. Come se non riguardasse la vita di tutti noi. Quando, invece, noi tutti la conosciamo, ne sentiamo l’odore, ne percepiamo i movimenti e ne suggelliamo gli atti con il silenzio, diventandone complici.

Un silenzio che ha permesso ad alcuni, che un tempo si nascondevano nei covi tra le campagne, di sedere oggi in parlamento, nei consigli di amministrazione, nelle redazioni dei giornali, e di occupare i vertici di quelle istituzioni cardine che hanno in mano il destino della nostra nazione.

La Mafia é una tradizione antica nella cultura italiana, espressa nel patrimonio mondiale attraverso le figure dei boss siciliani, calabresi e campani; favorita da una società omertosa, è riuscita a radicarsi nel territorio locale.



Col tempo, da sistema locale, la Mafia si trasforma in impresa. E come ogni impresa capitalistica, la Mafia, seguendo la logica del profitto, è sempre in cerca di possibilità attraverso le quali accrescere i propri capitali. Non solo.

I canali tradizionali, non essendo più sufficienti a sostenere la continua espansione di questa attività, la spingono a svincolarsi dai territori in cui origina, mossa dalla necessità  di trasformare larve monetarie in farfalle finanziarie.

E’ negli anni Settanta, quando nel panorama italiano cominciano ad agire forze nuove e significative, che la mafia comincia ad entrare in contatto con i circoli imprenditoriali milanesi, riuscendo a garantirsi profitti e riciclaggio a basso rischio.

I rapporti tra mafia ed imprenditoria si fanno sempre più stretti, così come si accorciano le distanze tra imprenditoria e politica. Condividendo la stessa logica del profitto, mafia imprenditoria e politica creano un circuito criminoso a senso unico.

Ed è così, che il silenzio comincia la sua ascesa verso uno status di “silente armonia”. L’illegalità diventa inodore, insapore, non perché assente, ma in quanto integrata alla normalità, giustificata dalle leggi, taciuta dall’informazione.

Diventa un morbo in espansione continua, spregiudicata, illimitata: in presenza di un mercato saturo, cerca nuovi orizzonti da conquistare, sfruttando i vuoti di potere e normativi dei nuovi territori in cui si insidia.

Non solo in Italia. Noti sono i casi di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna dove lacune normative facilitano la fioritura di attività criminose, spesso legate alla mafia, alla ‘ndrangheta e alla camorra italiane.



Un esempio che ci riguarda molto da vicino, è quello illustrato dalla giornalista Loretta Napoleoni al Parlamento Europeo.

Nel 2001 viene introdotto negli Stati Uniti il Patriot Act che proibisce alle banche americane – e a quelle straniere che sono registrate negli Stati Uniti – di  avere qualsiasi tipo di relazione commerciale con le banche dei paradisi fiscali. Si chiude, quindi, quella porta di accesso – i paradisi fiscali dei Caraibi – che avevano consentito fino ad allora il riciclaggio del denaro sporco.

Il Patrioct Act consente inoltre la possibilità di monitorare tutte le transazioni in dollari nel mondo, punendo penalmente quelle banche che non allertino in caso di transazioni sospette.



Qual è stata la conseguenza?

I narcotrafficanti sudamericani, nella necessità di reinvestire nel mercato i proventi delle loro attività criminali, entrano in contatto con la ‘ndrangheta calabrese.

Favorita dalla mancanza di una legislazione simile al Patriot Act americano, la ‘ndrangheta italiana ha aperto le porte dell’Europa ai narcotrafficanti, facilitando il riciclaggio dei loro profitti illeciti attraverso un network di avvocati, commercialisti e agenti immobiliari compiacenti.

I proventi illegali vengono investiti in attività a tutti gli effetti legali, principalmente tramite investimenti immobiliari, gli stessi che sono alla base della crisi economica e finanziaria di cui stiamo tutt’ora subendo le conseguenze.


Questa sera noi siamo qui per rompere questo silenzio, lanciando un grido d’aiuto ai nostri connazionali, così come all’Europa intera: state allerta! State allerta perché alcuni politici che chiedono il vostro voto, vi propongono le loro demagogie in cambio del vostro silenzio. State allerta, perché alcuni uomini d’affari, con il loro denaro sporco di sangue, vogliono comprare il vostro silenzio. State allerta, perché alcuni giornali, con la loro informazione di facciata, vogliono educarvi al silenzio. State allerta: sappiate riconoscere chi, con le vesti di uno qualunque di noi, vuole farci diventare come uno di loro.

Gli ospiti qui presenti, attraverso il racconto delle loro storie e delle loro esperienze, ci condurranno lungo un percorso il cui intento è quello di creare consapevolezza, risvegliando i nostri cuori  e le nostre menti.

In un’ epoca in cui l’informazione é spesso drogata da politiche propagandistiche, da interessi imprenditoriali e da regimi di governo non democratici, il nostro umile tentativo e’ quello di offrirvi qualcosa di vero.