Tag Archives: marco travaglio

Anche la violenza, come la legge, è uguale per tutti

[flashvideo file=http://www.youtube.com/watch?v=rQxiQMw9mqY; preview image=http://www.stroboscopio.com/wp-content/uploads/2009/12/travaglio.jpg /]

Era solo questione di tempo.

No, non mi sto riferendo all’ “insouvenirata” che ha fatto saltare i denti del Premier. Mi sto riferendo ai commenti – ufficiali e non – che sono arrivati (e continuano a giungere) a seguito del “lancio del duomo”. Sembra, infatti, che Tartaglia rappresenti l’icona dei manifestanti e dei “piazzisti”, il prodotto socio-logico di un processo che ha contribuito a fomentare l’odio nella popolazione italiana, di cui il folle lanciatore di oggetti vacanzieri è divenuto rappresentanza, paradigma. È ovvio che chiunque sia dotato di almeno due neuroni non in conflitto tra loro e con le connessioni comunicanti arrivi a capire che un atto del genere va respinto, stigmatizzato, rifiutato e soprattutto seriamente punito. Questo nonostante le migliaia di adesioni al gruppo pro Tartaglia che ha già raccolto centinaia di migliaia di adesioni su Facebook: la prova tangibile che la mamma degli imbecilli è sempre incinta.

Bisogna però mettersi d’accordo su una cosa: non c’è una violenza buona, giustificabile, e una cattiva e da reprimere. Erano andati un attimo al bagno tutti coloro che ora gridano all’attentato, quando le mazzate le prendevano i manifestanti del G8 dai manganelli della polizia? Il dito che ora puntano addosso a coloro che ritengono i mandanti morali, i responsabili dell’atto di un uomo mentalmente instabile, lo avevano nel naso quando a prendere le botte sui denti erano gli studenti di Milano o i lavoratori in Sardegna (che non ha visto nessuno)? E poi, perchè invece di parlare delle responsabilità indirette di un atto riprovevole non si parla di quelle dirette di chi il Presidente avrebbe dovuto difenderlo? Domande troppo complicate, a cui il piduista Cicchitto e il guerrafondaio Bossi, il morsicchiatore di polpacci polizieschi Maroni non riescono a dare una risposta. Ed ai fatti documentati di Travaglio & C. i poveretti sanno rispondere solo con delle gran pugnette mentali.

Nonostante non sia il più grande tifoso del primo Premier martorizzato degli ultimi 150 anni, auguro con grande sincerità al Presidente del Consiglio la più pronta e serena guarigione, perchè il dolore alla bocca non si vada ad aggiungere alla facoltà di non rispondere. Per quanto riguarda Tartaglia, spero che la riforma del processo breve non interferisca troppo nel percorso giudiziario che auspico inserisca il soggetto “con il duomo in tasca” in un contesto più idoneo rispetto ad un comizio politico (poco adeguato alle sue facoltà mentali), da dove mi auguro di vederlo uscire vivo. Sai com’è…

Ultimi ritocchi per il No-Processo-Day

[flashvideo file=http://www.youtube.com/watch?v=BtxBaLOFcRM /]

La maggioranza sta terminando la messa a punto dell’ultima porcata: la legge del processo morto. Forte del passato appoggio alle precedenti porcate da parte del Presidente della Repubblica, nemmeno si pongono il problema dell’incostituzionalità: sicuramente non incontreranno ostacoli e tutto filerà liscio, prima con la fiducia e poi con la firma di Napolitano, soprattutto dopo la ramanzina di Vespiana memoria che il Premier fece al Capo dello Stato per il risultato negativo che il Lodo Alfano ottenne al giudizio della Commissione Costituzionale.

Se è vero, come sembra che sia, che la legge sul processo breve non incontrerà ostacoli, sarà davvero una svolta nella giustizia italiana: se fin’ora ci si è preoccupati che la legge fosse uguale per tutti, dopo la legge-porcata verrà approvata, bisognerà iniziare ad assicurarsi che la legge non sia uguale per troppi. Una questione che la maggioranza (e non solo, vedi Casini) sta utilizzando come arma ricattatoria. Ormai lo dicono senza timore e peli sulla lingua: se non volete che la stragrande maggioranza dei processi in atto venga mandata a puttane, fate in modo di mandare a puttane solo quelli del Premer (che di puttane se ne intende).

Un timore che preoccupa l’ex Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, il quale – dalle colonne di Repubblica – fa sapere che

“Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica”. Ciampi non nomina Napolitano, ma fa un riferimento implicito a Francesco Saverio Borrelli: “Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti”.

Insomma, come dire: Napolitano, non firmerai mica anche questa? Ha ragione Berlusconi: maledetti comunisti.

TV Nazista: Ci sono cose che cambiano ed altre che non cambiano mai.

Dal sito Voglioscendere.it

Trovo – nel bellissimo libro di Enrico Deaglio “Patria 1978-2008” (Il Saggiatore, pp. 939, 22 euro) – questo documento che venne recuperato dall’esercito sovietico nel bunker di Hitler. Il documento riguarda un progetto che un gruppo di scienziati tedeschi stava perfezionando e che era stato presentato a Hitler: la televisione.

“Lo scienziato Walter Burch prevedeva l’installazione di un cavo a banda larga tra Berlino e Norimberga per la trasmissione di programmi video su megaschermi nelle piazze e nelle lavanderie, con il nome di “trasmettitori e ricevitori per il popolo”. Il programma aveva ricevuto una approvazione formale dal ministro della Propaganda Gobbels ed era stato immaginato anche un palinsesto. Notiziari, programmi di istruzione sportiva e fisica e un serial sulla vita di una famiglia ariana dal titolo “Una sera da Hans e Gelli”. Marito e moglie, lui lavoratore e convinto nazista, lei casalinga e devota al Fuhrer.

Erano previste anche riprese in diretta di esecuzioni capitali di nemici del regime. Il programma venne fermato per motivi di budget alla vigilia della guerra”.


[flashvideo file=http://www.youtube.com/watch?v=1dx8Y7s32KY /]


Il documento nazista, rimasto inedito per più di mezzo secolo,viene pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 2008 da alcuni giornali inglesi. Decisamente troppo tardi per indurci ad avere paura della scatola magica che ha accerchiato le nostre vite, ma sempre in tempo per confermare le nostre cautele.