Archives for posts with tag: marco travaglio

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Il ricavo netto della corruzione è decuplicato dai lontani anni di Tangentopoli, quando la corruzione era ancora uno scandalo. Tra l’essersi abituati ad essa, tanto da considerarla una manifestazione del costume nazionale, e l’averla – di fatto – istituzionalizzata a colpi di leggi e decreti correttivi, la corruzione sta infliggendo colpi sempre più bassi all’economia ed alla morale del nostro Paese, in cui ormai se ne parla con la stessa bassa retorica che si dedica al Terzo Mondo.

Nel suo Passaparola di oggi, Travaglio esamina la legge truffa che annulla, a tutti gli effetti, il risultato del referendum del 1993 che volle ridimensionati i finanziamenti pubblici ai partiti politici. Un argomento già mapiamente trattato in un articolo che mi ha visto come co-autore apparso qualche tempo fa su ByoBlu. Una bella ripassata non fa male a nessuno – escludendo il fegato, ovvio.

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Ho voluto aspettare il “botta e risposta” tra Marco Travaglio e Michele Santoro, prima di pubblicare il mio commento al consueto appuntamento del Lunedì di Passaparola.

Per chi non avesse visto la puntata di Annozero dello scorso giovedì, tutto è nato dalla “insolita” reazione di Travaglio ad alcune allusioni e accuse di Porro relative ad una supposta frequentazione del giornalista (sto parlando di Travaglio, ovviamente) di personalità in odor di mafia. Travaglio, sentendosi accusare per l’ennesima volta di questioni a lui estranee, è andato su tutte le furie.

Oltre a coloro che lo conoscono bene (almeno nelle vesti pubbliche), anche Travaglio stesso deve essersi stupefatto dinanzi una sua propria reazione che probabimente non aveva previsto. Così scrive una lettera pubblica a Santoro che a me è parsa una giustificazione assolutamente pertinente del suo comportamento. Giustificazione che cerca le scuse, ma non le offre. E questo, sinceramente, un po’ mi è dispiaciuto.

La risposta di Santoro l’ho letta con estrema attenzione e, a mio avviso, continene insegnamenti molto importanti di un uomo per cui sono molto più importanti i perché che i come. E dalla controrisposta di Travaglio non mi pare si possa evincere che quest’ultimo abbia colto appieno i “messaggi” di Santoro, forse perché troppo concentrato su se stesso e poco sulla “causa” .

Per quanto mi riguarda, personalmente suggerirei a Marco Travaglio di rileggere attentamente la lettera di Santoro, soprattuto la parte in cui dice

“Cavalieri senza macchia e senza paura che vogliono segnare a tutti i costi una differenza dal resto del mondo, che mettono la loro purezza e il senso dell’onore prima della libertà: la legge e le regole prima della libertà, la verità prima della libertà. Mentre leggi e sentenze sono solo lo strumento essenziale per l’ordinato funzionamento della società”.

Caro Marco, il pubblico crede non solo in ciò che può ma anche – e soprattutto – in ciò che vuole. Ad un attacco personale, rispondi dicendo che non è il tema in questione e che per eventuali chiarimenti ti sei già aspresso a riguardo. Poi, chi avrà orecchi per intendere intenderà.

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La “catena dei favori” – non quella virtuosa e a fin di bene del famoso film – che caratterizza il tessuto sociale italiano ha tanti pregi e qualche difetto. Il più grosso è proprio quello di essere una catena: rotta una maglia, tutti gli altri anelli si incrinano e il giocattolo si sfascia.

Almeno, questo è ciò che si sperò accadesse ai tempi di Manipulite nel lontano ’92. Ad oggi, possiamo dire senza il timore di azzardare ipotesi fantasiose, che la catena che tutti speravano si rompesse in realtà resistette più di quanto ci si aspettasse (per vari, varissimi motivi) e, abbandonate le maglie ormai inutilizzabili, ne acquisì di nuove, fino ad allungarsi a noi, ai nostri giorni. Da qualche annetto a questa parte, infatti, questa catena è riemersa con qualche maglia qui e lì in separate “congetture giudiziarie” dei soliti magistrati antropologicamente diversi; maglie che sembravano non avere nulla a che vedere l’una con l’altra ma che erano invece parte della medesima e lunghissima catena che dai favori è passata ai ricatti.

La faccenda di Bertolaso, degli appalti, dei conflitti di interessi, della Protezione Civile SpA e delle leggine ad-hoc (segreti di Stato, ristretto accesso alle informazioni, diritto di priorità) ha fatto emergere del gran marcio di cui fino ad ora se ne poteva sentire solo la puzza. Scoppierà il tappo indicato da Mieli ad Annozero? Rotoleranno teste? Le scommesse sono aperte.

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Mi hai deluso perché per trentanove minuti e venti secondi hai parlato delle ultime dichiarazioni di Ciancimino, hai ricostruito per l’ennesima volta il percorso che lega la mafia alla politica nelle persone di Dell’Utri e Berlusconi, hai riassunto ancora una volta la vita processuale del Presidente del Consiglio passo dopo passo, hai fatto i tuoi conti e tirto le tue somme – giustissime, per carità! – rispetto alla situazione della magistratura ed al ricatto a cui viene ripetutamente sottomessa dagli organi legislativi del nostro Paese.

Ma non hai speso una solo parola per la vicenda Di Pietro – De Luca. Non un solo commento sull’eclatante fallimento dell’unico partito che sembrava riuscire a farci sperare. Non un battito di ciglia sul boato che questo enorme fracasso dell’IDV ha provocato con le sue recenti “scelte politiche” (o scelte obbligate?). Leggendo i tuoi articoli, mi è sembrato che tu stia ancora in un limbo decisionale, come se dovessi ancora capire bene quello che è successo. O, forse, stai solo cercando ancora le parole giuste per dirlo. Spero che tu riesca a fartene una idea – mentre io cerco di farmene una ragione – da farmi ascoltare o leggere la prossima settimana.

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Il covo di Riina non viene perquisito, ma non fa niente. Ciancimino jr. afferma che Provenzano abbia vissuto la sua intera latitanza a Corleone sotto la protezione di una parte “deviata” dell’arma dei Carabinieri, ma Mario Chiesa non si tocca. Abu Omar viene sequestrato, portato in Egitto e torturato, ma Pollari & C. hanno il segreto di Stato dalla loro parte. Gli spioni di Telecom, invece, hanno interessanti “reportage” dalla loro per non farsi processare. Berlusconi… ecchettelodicoafare.

È tutta una catena: di favori, di ricatti, di scambio di posizioni di occupare. Qualche poltrona sempre vuota per le new entry dell’ultim’ora che proprio non sono riusciti a scamparsi un’accusa o un processo e si fanno immunoparlamentarizzare. Se stai pensando che esiste l’altra metà della politica che bilancia la situazione, o ti stai sbagliando oppure ci sono tre metà. Il PD, soffocato dai suoi complessi di inferiorità, ha infatti deciso di candidare alla presidenza della Campania Vincenzo De Luca, plurimputato per corruzione e associazione a delinquere. Un classico, insomma. Se ci fossero i pop corn sembrerebbe un film.