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Accade a Berluscolandia – Scandali e colpi di scena

A Berluscolandia, accade che bisogna rigare dritti e seguire le regole della morale condivisa per potersi assicurare la fiducia del Re e del popolo e per non andare alla deriva. Prendete, ad esempio, Mesiano: nessuno, tantomeno un servitore della giustizia, a Berluscolandia, indosserebbe calzini turchesi ed andrebbe su e giù, fumando come un turco, mentre attende il proprio turno dal barbiere. A meno che non sia un sovvertitore comunista: loro si che usano vestire indumenti con colori sgargianti e il più delle volte con abbinamenti indiscreti. È dalle piccole cose che ci si può rendere subito conto se qualcuno esce fuori dai binari prestabiliti. Ma questo è il minimo, qualcosa che può essere gestito con un piccolo video di avvertimento, ad esempio, per ricondurre il sovvertitore sulla strada delle regole comuni condivise da tutti. Son ben altri i casi in cui serve una mano forte e ferma che rimetta a posto le cose.


Prendete ad esempio quell’attenzionato omosessuale di Boffo, che di mestiere fa (o meglio, faceva) l’oracolista del Vaticano sulle pagine dell’Avvenire. Quest’uomo, che saliva sul pulpito offertogli ingenuamente dalla Santa Sede, a causa del suo indice puntato sulle persone sbagliate, è stato subito riportato sulla retta via. Boffo era davvero l’ultima persona che avrebbe potuto esprimersi sulla generosità dell’Imperatore con le sue cortigiane: pagare per una prestazione sessuale (in denaro o con premi tipo un seggio nel parlamento europeo) come utilizzatore finale è cosa ben diversa che pagare un’ammenda per evitare un’accusa di molestie a sfondo omosessuale. Proprio lui, un oracolista del Vaticano. Avrebbe dovuto sapere che la sua omosessualità sarebbe stata più al sicuro da qualunque attacco se fosse stato un prete, o magari un vescovo, piuttosto che un mero oracolista. Non sono bastate, infatti, le denunce dei molti cittadini in varie parti del mondo, i servizi e le inchieste della BBC e le evidenze dei fatti ad intaccare la fiducia del Pontefice nei i suoi fratelli. Se sei un prete o un vescovo puoi addirittura affermare che l’olocausto è una invenzione mediatica, costruita a tavolino da quei cattivoni di History Channel con i loro maledetti documentari che ogni anno puntualmente ci tediano, senza rischiare il linciaggio. Fatto sta che Boffo, fortunatamente, è stato dimesso dal suo incarico, grazie al pronto intervento dell’animale più fedele dell’Imperatore (molto più dei cani che usa per le sue battute di caccia): Vittorio Feltri. Feltri, infatti, ha impugnato la causa con anima e corpo e si è detto pronto ad affrontare con pugno di ferro tutte le eventuali sovversioni provenienti da più lati: egli si curerà dell’Imperatore con tutte le sue forze, proteggendolo con un abbraccio fatto di fogli di carta di giornale, avvolgendolo come un chilo di totani al mercato del pesce, per difenderlo da chiunque osi mettergli il bastone tra le ruote con attacchi preventivi. Il famoso “cominciamo da Boffo” del suo editoriale di benvenuto al Giornale fu il suo modo di avvertire i più delle sue intenzioni e l’Imperatore della sua devozione.


La tecnica del dossieraggio come strumento di conquista della fiducia, avendo dato i suoi primi frutti, dev’essere piaciuta a molti. Tant’è che ha preso piede rivolgendosi a più parti. L’ultimo attacco è stato sferrato a Piero Marrazzo, un vassallo potenzialmente infedele dell’Imperatore, reggente del feudo denominato Lazio, un luogo nel centro della penisola che ultimamente va di moda tra i latitanti camorristi, i quali si rifugiano da quelle parti dove possono gestire meglio i loro affari nella edilizia e mettere le mani nel mercato ortofrutticolo più grande d’Eurolandia. L’errore di Marrazzo è stato quello di andare a trans, secondo il ricatto filmato effettuato da quattro fedeli del servizio d’ordine pubblico che irruppero senza alcun ordine di servizio nè permesso in un appartamento privato. E un feudatario dell’Impero non va a trans. Al massimo, come utilizzatore finale, si diletta con delle puttane. Ma a trans proprio no, non si fa. E questo è risaputo da tutti. Tant’è che Gasparri, preoccupato per una segnalazione della polizia che lo vide aggirarsi in una zona frequentata da questi sovversori della natura umana durante una retata, si è subito pronunciato dicendo che lui era lì per caso, perchè aveva smarrito la retta via. Il governo si è subito mobilitato, accorrendo in aiuto di un suo ministro: ora, chiunque può contribuire all’acquisto di un GPS satellitare da regalare a Gasparri con una tassa del 5% sul denaro raccolto all’estero durante anni ed anni di evasioni fiscali reingressandolo in territorio nazionale grazie allo scudo fiscale di Tremonti.


Per fortuna, si è risolto tutto nel migliore dei modi: Boffo ora passa il tempo a fare telefonate anonime invece di disturbare il corso prestabilito delle cose. Marrazzo è in convento ad espiare il peccato delle sue perversioni. Le camere sono state chiuse per una settimana, perchè i parlamentari sono corsi in aiuto a Gasparri, che un giorno disse: “vado alla Fnac a scegliermi un GPS”, e da allora non è più tornato. Si è scoperto, poi, che preso da un attacco di panico di fronte a tanta tecnologia e impossibilitato a compiere una scelta perchè affetto da microcefalia cronica, ha avuto un momento di confusione e dalla Fnac è andato dritto alla conferenza su Paolo Borsellino. Fortunatamente i suoi amici di partito lo hanno raggiunto in tempo, riportandolo sulla buona strada prima dell’inizio dell’incontro. E infatti, Gasparri, invece di parlare di Borsellino e delle infiltrazioni della Mafia nello Stato, ha approfittato della conferenza per presentare l’ultimo modello di Tom Tom regalatogli dai suoi amici (immaginari).


L’Imperatore, l’utilizzatore finale di cortigiane, sposato e divorziato due volte e con cinque figli, nonstante le calunnie, gli attacchi diffamatori della stampa e della TV e degli oppositori politici, i tentativi sovversivi della Magistratura, la scarlattina e chi più ne ha più ne metta, ha umilmente dedicato il suo prezioso tempo alla Chiesa, alla difesa dei valori Cristiani della famiglia ed alla permanenza del crocifisso nelle aule di scuola. Prima, però, ha: chiamato i direttori di RaiSet per alcuni suggerimenti sui palinsesti e la proposta di un nuovo programma su Rai Due con Belpietro; ha chiamato al telefono Floris di Ballarò per dargli del comunista, ha suggerito a Ghedini che la soluzione al mancato Lodo Alfano è una legge che accorci i tempi delle prescrizioni; ha chiamato l’insetto travestito da giornalista (Vespa) per dirgli che nel suo ultimo libro avrebbe dovuto inserire suoi commenti, tipo “anche se accusato, non mi dimetterò mai”.

Insomma: tutto è bene ciò che finisce bene.


Le vignette sono di quel genio malefico di Natangelo.



Atheism Bus Campaign: a Genova gli autobus portano la “buona novella”



Dopo Londra e Barcellona, la campagna ateista sui mezzi di trasporto pubblico arriva a Genova con uno slogan leggermente differente e, forse, un pò più sfacciato: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

La mia curiosità sull’esito di una campagna che sta diventando sempre più “worldwide” verrà a breve appagata, ed in parte già lo è.

La campagna – ed il messaggio – è stata messa a punto dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che ha scelto come tappa iniziale casa Bagnasco, che al momento detiene la presidenza dei Vescovi Italiani e della Conferenza Episcopale Italiana, con l’intento di provocare (qualcuno dice attaccare) la Chiesa Cattolica, di cui si avverte una presenza eccessivamente pervasiva in questioni riguardanti il Paese che diventano sempre più numerose.

Il messaggio invita alla riflessione, evidenziando la possibilità che possa esistere un’etica senza dogmi. Un messaggio che intende ricordare alle autorità politiche che non è sempre necessario far coincidere le priorità ecclesiastiche con quelle di uno Stato che, almeno dal punto di vista costituzionale, dovrebbe essere laico .

Numerose reazioni, di supporto e di critica, hanno accompagnato la notizia del lancio della campagna previsto per il 4 Febbraio.

Da parte del Comune nessuna presa di posizione. Il sindaco Marta Vincenzi ha sottolineato che “esiste un codice etico, fatto salvo il quale non si può impedire la libera espressione delle opinioni” tirandosi fuori da ogni polemica, appoggiata dal vicesindaco Paolo Pissarello che ha ricordato che “gli insulti non sono ammessi, i punti di vista posso essere discussi ma non censurati”.

Marco Fabiani, product manager della IGPDecaux, impresa che si occupa di spazi pubblicitari,  ha spiegato che “il contenuto verrà analizzato sulla base di quanto prescrive il Codice di autodisciplina pubblicitaria che in materia di religioni indica come il messaggio non debba recare offesa” aggiungendo che “non è scontata” la decisione finale, che potrebbe addirittura spettare all’amministratore delegato della società, Fabrizio Du Chene.

Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, commenta con l’Ansa la campagna pubblicitaria degli atei descrivendola come un’azione «molto modesta» e che «sembra voler fare spettacolo» sottolinenando l’imortanza del dialogo con l’ateismo «quando viene condotto sulla base di visioni complete e alternative dell’esistenza e della storia» proponibili come  “alternativa rispetto al cristianesimo”, perchè se «tutto si gioca sulla base della dichiarazione che ha il sapore della goliardia e della provocazione, allora c’è poco da dire». Ravasi aggiunge che l’iniziativa «ha alla base un concetto erroneo quando afferma che non si può godere della vita in presenza della divinità. Prima di tutto perché si può godere della vita anche credendo in Dio; poi perché il fatto che esista una norma morale è importante per la convivenza serena e pacifica tra i popoli» e conclude affermando che la campagna «non merita più di tanto né considerazione né terrore».

Dello stesso parere non sembrano essere gli esponenti del Pdl Gabriella Carlucci, che descrive la campagna come «assolutamente sgradevole e fuori luogo» e Maurizio Gasparri che sostiene che «la libertà di pensiero è sacrosanta, ma la campagna pubblicitaria a pagamento sull’ateismo ospitata sugli autobus di Genova sconcerta e rattrista». La Carlucci rimprovera l’amministrazione comunale che «avrebbe fatto bene a negare l’autorizzazione a questa pagliacciata» in quanto è «una provocazione offensiva per molti cittadini cattolici, utenti del servizio di trasporto pubblico, che si vedono costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi» e conclude sottolineando che «la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Reclamizzare l’ateismo in una città a forte maggioranza cattolica, nella città del Presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, è sicuramente un idea di pessimo gusto. Sponsorizzare la propria fede offendendo la religione altrui è un fatto estremamente grave che deve essere assolutamente stigmatizzato». Gasparri rincara la dose suggerendo di «affittare gli stessi spazi scrivendo quello che si ha diritto di pensare del sindaco di Genova e dei gestori della società di trasporti della città ligure. Ma il giudizio sarebbe inevitabilmente offensivo e quindi non potrebbe essere espresso. Tra manifestazioni politico-religiose dei fondamentalisti islamici nelle piazze di Milano e di Bologna e propagande di ateismo, l’inizio d’anno dell’Italia cattolica non è certamente positivo»

Altri pareri sono giunti da altre comunità religiose. Yunus Distefano, portavoce della CO.RE.IS. Italiana (Comunità Religiosa Islamica) descrive l’iniziativa un gesto “eclatante”, folkloristico“, del quale “non si sentiva il bisogno” e che “lascia qualche perplessita”; mentre Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, l’ha definito “un gesto folkloristico non rilevante”.

La Lega Nord, con le parole del segretario provinciale della Lega Nord Edoardo Rixi, suggerisce «Genovesi non pagate il biglietto!» mentre l’associazione Giovine Italia ha annunciato che acquisteranno spazi pubblicitari sui bus per affiggere la scritta «Dio esiste ed è Gesù. Venite a incontrarlo con noi» e che a febbraio organizzeranno una conferenza aperta ai cittadini genovesi con teologi, sacerdoti e uomini di scienza.

Anche Azione Cattolica si è pronunciata a riguardo attraverso le parole di  Fabrizio Repetto che si è detto stupito da una campagna che affermerebbe che «oltre il novanta per cento della popolazione mondiale sarebbe nell’errore e avrebbe preso un gigantesco abbaglio» riferendosi alla percentuale di credenti nel mondo.

Io non credo che questa iniziativa debba servire a determinare un vincitore ed un vinto, nè tantomeno auspico la divisione di credenti e non credenti che si scontrano a colpi di slogan (e speriamo solo quelli). Nè sono in grado di determinare chi possa aver ragione e chi si sbaglia riguardo l’esistenza di Dio. Sicuramente, però, come già affermato nel post che annunciava l’inizio della campagna in Gran Bretagna, mi auguro che questa iniziativa stimoli il dialogo fra le parti in causa e la riflessione da ambo gli “schieramenti”. Che i credenti imparino a guardarsi meglio intorno prima di alzare gli occhi al cielo e che gli atei imparino a fare affidamento non  solo su di essi stessi.



Dopo Londra e Barcellona, la campagna ateista sui mezzi di trasporto pubblico arriva a Genova con uno slogan leggermente differente e, forse, un pò più sfacciato: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

La mia curiosità sull’esito di una campagna che sta diventando sempre più “worldwide” verrà a breve appagata, ed in parte già lo è.

La campagna – ed il messaggio – è stata messa a punto dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che ha scelto come tappa iniziale casa Bagnasco, che al momento detiene la presidenza dei Vescovi Italiani e della Conferenza Episcopale Italiana, con l’intento di provocare (qualcuno dice attaccare) la Chiesa Cattolica, di cui si avverte una presenza eccessivamente pervasiva in questioni riguardanti il Paese che diventano sempre più numerose.

Il messaggio invita alla riflessione, evidenziando la possibilità che possa esistere un’etica senza dogmi. Un messaggio che intende ricordare alle autorità politiche che non è sempre necessario far coincidere le priorità ecclesiastiche con quelle di uno Stato che, almeno dal punto di vista costituzionale, dovrebbe essere laico .

Numerose reazioni, di supporto e di critica, hanno accompagnato la notizia del lancio della campagna previsto per il 4 Febbraio.

Da parte del Comune nessuna presa di posizione. Il sindaco Marta Vincenzi ha sottolineato che “esiste un codice etico, fatto salvo il quale non si può impedire la libera espressione delle opinioni” tirandosi fuori da ogni polemica, appoggiata dal vicesindaco Paolo Pissarello che ha ricordato che “gli insulti non sono ammessi, i punti di vista posso essere discussi ma non censurati”.

Marco Fabiani, product manager della IGPDecaux, impresa che si occupa di spazi pubblicitari,  ha spiegato che “il contenuto verrà analizzato sulla base di quanto prescrive il Codice di autodisciplina pubblicitaria che in materia di religioni indica come il messaggio non debba recare offesa” aggiungendo che “non è scontata” la decisione finale, che potrebbe addirittura spettare all’amministratore delegato della società, Fabrizio Du Chene.

Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, commenta con l’Ansa la campagna pubblicitaria degli atei descrivendola come un’azione «molto modesta» e che «sembra voler fare spettacolo» sottolinenando l’imortanza del dialogo con l’ateismo «quando viene condotto sulla base di visioni complete e alternative dell’esistenza e della storia» proponibili come  “alternativa rispetto al cristianesimo”, perchè se «tutto si gioca sulla base della dichiarazione che ha il sapore della goliardia e della provocazione, allora c’è poco da dire». Ravasi aggiunge che l’iniziativa «ha alla base un concetto erroneo quando afferma che non si può godere della vita in presenza della divinità. Prima di tutto perché si può godere della vita anche credendo in Dio; poi perché il fatto che esista una norma morale è importante per la convivenza serena e pacifica tra i popoli» e conclude affermando che la campagna «non merita più di tanto né considerazione né terrore».

Dello stesso parere non sembrano essere gli esponenti del Pdl Gabriella Carlucci, che descrive la campagna come «assolutamente sgradevole e fuori luogo» e Maurizio Gasparri che sostiene che «la libertà di pensiero è sacrosanta, ma la campagna pubblicitaria a pagamento sull’ateismo ospitata sugli autobus di Genova sconcerta e rattrista». La Carlucci rimprovera l’amministrazione comunale che «avrebbe fatto bene a negare l’autorizzazione a questa pagliacciata» in quanto è «una provocazione offensiva per molti cittadini cattolici, utenti del servizio di trasporto pubblico, che si vedono costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi» e conclude sottolineando che «la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Reclamizzare l’ateismo in una città a forte maggioranza cattolica, nella città del Presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, è sicuramente un idea di pessimo gusto. Sponsorizzare la propria fede offendendo la religione altrui è un fatto estremamente grave che deve essere assolutamente stigmatizzato». Gasparri rincara la dose suggerendo di «affittare gli stessi spazi scrivendo quello che si ha diritto di pensare del sindaco di Genova e dei gestori della società di trasporti della città ligure. Ma il giudizio sarebbe inevitabilmente offensivo e quindi non potrebbe essere espresso. Tra manifestazioni politico-religiose dei fondamentalisti islamici nelle piazze di Milano e di Bologna e propagande di ateismo, l’inizio d’anno dell’Italia cattolica non è certamente positivo»

Altri pareri sono giunti da altre comunità religiose. Yunus Distefano, portavoce della CO.RE.IS. Italiana (Comunità Religiosa Islamica) descrive l’iniziativa un gesto “eclatante”, folkloristico“, del quale “non si sentiva il bisogno” e che “lascia qualche perplessita”; mentre Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, l’ha definito “un gesto folkloristico non rilevante”.

La Lega Nord, con le parole del segretario provinciale della Lega Nord Edoardo Rixi, suggerisce «Genovesi non pagate il biglietto!» mentre l’associazione Giovine Italia ha annunciato che acquisteranno spazi pubblicitari sui bus per affiggere la scritta «Dio esiste ed è Gesù. Venite a incontrarlo con noi» e che a febbraio organizzeranno una conferenza aperta ai cittadini genovesi con teologi, sacerdoti e uomini di scienza.

Anche Azione Cattolica si è pronunciata a riguardo attraverso le parole di  Fabrizio Repetto che si è detto stupito da una campagna che affermerebbe che «oltre il novanta per cento della popolazione mondiale sarebbe nell’errore e avrebbe preso un gigantesco abbaglio» riferendosi alla percentuale di credenti nel mondo.

Io non credo che questa iniziativa debba servire a determinare un vincitore ed un vinto, nè tantomeno auspico la divisione di credenti e non credenti che si scontrano a colpi di slogan (e speriamo solo quelli). Nè sono in grado di determinare chi possa aver ragione e chi si sbaglia riguardo l’esistenza di Dio. Sicuramente, però, come già affermato nel post che annunciava l’inizio della campagna in Gran Bretagna, mi auguro che questa iniziativa stimoli il dialogo fra le parti in causa e la riflessione da ambo gli “schieramenti”. Che i credenti imparino a guardarsi meglio intorno prima di alzare gli occhi al cielo e che gli atei imparino a fare affidamento non  solo su di essi stessi.

Dopo Londra e Barcellona, la campagna ateista sui mezzi di trasporto pubblico arriva a Genova con uno slogan leggermente differente e, forse, un pò più sfacciato: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

La mia curiosità sull’esito di una campagna che sta diventando sempre più “worldwide” verrà a breve appagata, ed in parte già lo è.

La campagna – ed il messaggio – è stata messa a punto dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che ha scelto come tappa iniziale casa Bagnasco, che al momento detiene la presidenza dei Vescovi Italiani e della Conferenza Episcopale Italiana, con l’intento di provocare (qualcuno dice attaccare) la Chiesa Cattolica, di cui si avverte una presenza eccessivamente pervasiva in questioni riguardanti il Paese che diventano sempre più numerose.

Il messaggio invita alla riflessione, evidenziando la possibilità che possa esistere un’etica senza dogmi. Un messaggio che intende ricordare alle autorità politiche che non è sempre necessario far coincidere le priorità ecclesiastiche con quelle di uno Stato che, almeno dal punto di vista costituzionale, dovrebbe essere laico .

Numerose reazioni, di supporto e di critica, hanno accompagnato la notizia del lancio della campagna previsto per il 4 Febbraio.

Da parte del Comune nessuna presa di posizione. Il sindaco Marta Vincenzi ha sottolineato che “esiste un codice etico, fatto salvo il quale non si può impedire la libera espressione delle opinioni” tirandosi fuori da ogni polemica, appoggiata dal vicesindaco Paolo Pissarello che ha ricordato che “gli insulti non sono ammessi, i punti di vista posso essere discussi ma non censurati”.

Marco Fabiani, product manager della IGPDecaux, impresa che si occupa di spazi pubblicitari,  ha spiegato che “il contenuto verrà analizzato sulla base di quanto prescrive il Codice di autodisciplina pubblicitaria che in materia di religioni indica come il messaggio non debba recare offesa” aggiungendo che “non è scontata” la decisione finale, che potrebbe addirittura spettare all’amministratore delegato della società, Fabrizio Du Chene.

Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, commenta con l’Ansa la campagna pubblicitaria degli atei descrivendola come un’azione «molto modesta» e che «sembra voler fare spettacolo» sottolinenando l’imortanza del dialogo con l’ateismo «quando viene condotto sulla base di visioni complete e alternative dell’esistenza e della storia» proponibili come  “alternativa rispetto al cristianesimo”, perchè se «tutto si gioca sulla base della dichiarazione che ha il sapore della goliardia e della provocazione, allora c’è poco da dire». Ravasi aggiunge che l’iniziativa «ha alla base un concetto erroneo quando afferma che non si può godere della vita in presenza della divinità. Prima di tutto perché si può godere della vita anche credendo in Dio; poi perché il fatto che esista una norma morale è importante per la convivenza serena e pacifica tra i popoli» e conclude affermando che la campagna «non merita più di tanto né considerazione né terrore».

Dello stesso parere non sembrano essere gli esponenti del Pdl Gabriella Carlucci, che descrive la campagna come «assolutamente sgradevole e fuori luogo» e Maurizio Gasparri che sostiene che «la libertà di pensiero è sacrosanta, ma la campagna pubblicitaria a pagamento sull’ateismo ospitata sugli autobus di Genova sconcerta e rattrista». La Carlucci rimprovera l’amministrazione comunale che «avrebbe fatto bene a negare l’autorizzazione a questa pagliacciata» in quanto è «una provocazione offensiva per molti cittadini cattolici, utenti del servizio di trasporto pubblico, che si vedono costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi» e conclude sottolineando che «la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Reclamizzare l’ateismo in una città a forte maggioranza cattolica, nella città del Presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, è sicuramente un idea di pessimo gusto. Sponsorizzare la propria fede offendendo la religione altrui è un fatto estremamente grave che deve essere assolutamente stigmatizzato». Gasparri rincara la dose suggerendo di «affittare gli stessi spazi scrivendo quello che si ha diritto di pensare del sindaco di Genova e dei gestori della società di trasporti della città ligure. Ma il giudizio sarebbe inevitabilmente offensivo e quindi non potrebbe essere espresso. Tra manifestazioni politico-religiose dei fondamentalisti islamici nelle piazze di Milano e di Bologna e propagande di ateismo, l’inizio d’anno dell’Italia cattolica non è certamente positivo»

Altri pareri sono giunti da altre comunità religiose. Yunus Distefano, portavoce della CO.RE.IS. Italiana (Comunità Religiosa Islamica) descrive l’iniziativa un gesto “eclatante”, folkloristico“, del quale “non si sentiva il bisogno” e che “lascia qualche perplessita”; mentre Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, l’ha definito “un gesto folkloristico non rilevante”.

La Lega Nord, con le parole del segretario provinciale della Lega Nord Edoardo Rixi, suggerisce «Genovesi non pagate il biglietto!» mentre l’associazione Giovine Italia ha annunciato che acquisteranno spazi pubblicitari sui bus per affiggere la scritta «Dio esiste ed è Gesù. Venite a incontrarlo con noi» e che a febbraio organizzeranno una conferenza aperta ai cittadini genovesi con teologi, sacerdoti e uomini di scienza.

Anche Azione Cattolica si è pronunciata a riguardo attraverso le parole di  Fabrizio Repetto che si è detto stupito da una campagna che affermerebbe che «oltre il novanta per cento della popolazione mondiale sarebbe nell’errore e avrebbe preso un gigantesco abbaglio» riferendosi alla percentuale di credenti nel mondo.

Io non credo che questa iniziativa debba servire a determinare un vincitore ed un vinto, nè tantomeno auspico la divisione di credenti e non credenti che si scontrano a colpi di slogan (e speriamo solo quelli). Nè sono in grado di determinare chi possa aver ragione e chi si sbaglia riguardo l’esistenza di Dio. Sicuramente, però, come già affermato nel post che annunciava l’inizio della campagna in Gran Bretagna, mi auguro che questa iniziativa stimoli il dialogo fra le parti in causa e la riflessione da ambo gli “schieramenti”. Che i credenti imparino a guardarsi meglio intorno prima di alzare gli occhi al cielo e che gli atei imparino a fare affidamento non  solo su di essi stessi.