“Finite le idee, morte le ideologie, non ci resta che lavorare per i produttori del consenso in fabbriche che puzzano di vuoto.”another quote »

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28
Sep 09

Lo scudo fiscale e il tallone di Achille

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Dopo il fulmine di Pegasus e i pugni rotanti di Goldrake, arriva lo scudo fiscale (l’ennesimo) di Tremonti. Il povero ministro, costretto dalla piega che hanno preso gli eventi (e le curve degli andamenti economici del Paese) a causa dell’ultima crisi, ha dovuto mettere da parte i suoi principi morali (egli stesso denunciò l’immoralità dei condoni e degli scudi fiscali) per il bene della Patria, richiamando i capitali sparsi nei vari paradisi fiscali in un altro brand new tutto made in Italy.

Ora, tolti quelli che lo scudo fiscale lo appoggiano perchè lo hanno scritto sotto forma di legge, quelli che lo appoggiano perchè fanno parte della coalizione di governo che lo promuove, quelli che lo appoggiano perchè la coalizione di governo l’hanno votata e quelli che lo appoggiano perchè ne trarranno tutti i vantaggi, restano tutti gli altri.

Ma chi sono tutti gli altri?

Tutti gli altri sono gli italiani che non hanno la minima idea di cosa sia lo scudo fiscale perchè si è evitato attentamente di parlargliene e quelli che invece lo conoscono e per questo non lo approvano. Per rendere le cose più semplici, mettiamo pure da parte: le questioni sulla dubbia moralità intrinseca di un atto che, se firmato, rappresenterà l’istituzionalizzazione della frode fiscale (ma cosa aspettarsi da chi ha depenalizzato il reato di falso in bilancio?); le questioni sulla eticità di una legge che premierebbe di fatto chi le tasse non sa cosa siano, a dispetto di una enorme fetta di cittadini che invece le tasse le ha sempre pagate nonostante gli scarsi servizi ricevuti in cambio; l’opinione internazionale (già scarsina) che l’Italia potrebbe contribuire a peggiorare ulteriormente varando la legge dell’evasor prodigo; le ricadute sociali che una legge criminogena come questa comporterebbe a breve ma soprattutto a lungo periodo.

Scartate tutte le precedenti ragioni, già di per sè sufficienti a giustificare l’abolizione dello scudo fiscale, passiamo ai due principali motivi per cui lo scudo fiscale diventa un abominio.

La prima ragione, di fronte la quale lo scudo fiscale rappresenta un aborto della ragione, riguarda l’Italia nelle vesti di patria delle associazioni a delinquere tra le più sviluppate al mondo, principalmente Mafia e ‘Ndrangheta. Lo scudo fiscale, oltre a prevedere solo un misero 5% di recupero dello Stato sul capitale ingressato, prevede l’anonimato dei possessori di tale capitale. Questo, per ovvie ragioni,  rischia di far diventare l’Italia una gran lavatrice di denaro sporco senza neanche un gran guadagno. Chissà, forse ultimamente il “papello” ha subito delle repentine modifiche al punto “economia nazionale”: noi vi riportiamo i soldi e li facciamo girare investendoli, voi non ci rompete le palle.

La seconda ragione, per cui lo scudo fiscale rappresenta l’ennesima offesa dell’intelligenza degli italiani e l‘ennesimo abuso della loro fiducia, è Berlusconi. Ora, non è che ci si sforza in tutti i modi di tirarlo in ballo, ma non è certo colpa di nessuno se lui ha sempre qualcosa a che vedere con le faccende più sporche di questa impoverita Nazione. Nel momento in cui Tremonti, che fa parte del Governo Berlusconi, proclama la necessità di uno scudo fiscale per ragioni non meglio identificate, non bisognerebbe dimenticare che Berlusconi è uno di quelli che potrebbe trarne giovamento. Il Premier, infatti, non solo possiede fondi esteri in cui sono depositati enormi quantità di capitale evaso e di dubbie origini, ma ha anche a suo carico accuse di falso in bilancio (per cui si è già prodigato a decurtarne la pena) pesantissime. Chissà, forse anche lui, intenerito dalle condizioni dell’economia italiana, vuole apportare il suo contributo. Possibilmente senza rimetterci e magari avendo la possibilità di riaggiustare un pochino i conti prima che il suo mandato scada. E con esso il Lodo Alfano.

Considerate queste e molte altre cose, sembra proprio che questo ultimo scudo fiscale giunga appena in tempo per proteggere il tallone del nostro Achille.

FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LO SCUDO FISCALE QUI


8
Apr 09

RadioMafiopoli online – Pino Masciari, testimone giustiziato

Che se pure capita che qualcuno ci pensi – a dire come funzionano le cose, intendo; a fare le cosiddette “denunce” – capita anche gli passi la voglia, a lui e chi ci ripensa e si tiene tutto per sè. Uno dei mille paradossi italiani.

Riporto qui l’intervento filmato da RadioMafiopoli di Pino Masciari, da dodici anni sotto programma di protezioe perchè denunciò la ‘Ndrangheta. Un carcere.

“Vi racconto una favola. Una di quelle favole “al contrario”, alla Rodari. Quelle favole che non ci crede nessuno, nemmeno chi le racconta, perché sono talmente al rovescio che se le ascolti sul serio ti viene il torcicollo.
Prendiamo una città, un città qualsiasi, facciamo Mafiopoli. A Mafiopoli ci sono i buoni e i cattivi. Nelle favole ci sono sempre, e ben chiari, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Ogni tanto si guardano negli occhi. Ma sono momenti di tensione e allora di solito nelle favole non si racconta mai del momento in cui un buono guarda in faccia un cattivo perché i momenti di tensione si vendono male nelle favole e poi magari rischi pure che ti rimane la cena sullo stomaco e non dormi tranquillo. Nella nostra favola c’è un buono (che è buono anche se la favola al contrario) che un giorno decide di uscire dai comandamenti delle favole e di guardare in faccia i cattivi (e fin qui … direte voi … beh, niente di che). Il fatto è che ad un certo punto il buono sale sulla macchina fatta di mollica di pane e va a raccontare degli occhi bavosi di chi ha guardato negli occhi e poi non contento fa i nomi e i cognomi. Mafiopoli è una favola strana, infatti i nomi e i cognomi poi ti tocca ripeterli 100 volte in 100 posti a 100 persone diverse tanto che ti perdi almeno metà capitoli del libro della tua vita ogni volta, con il coraggio in borsa, a farli e rifarli. Finisce che il buono diventa un nomaiolo professionista, ma mica perché lo vorrebbe fare di lavoro (che dico lui andrebbe benissimo a lavorare, a giocare con i pastelli insieme ai figli o a curare il soffritto con la moglie in cucina), diventa un nomaiolo professionista perché non ha tempo per fare altro, perché nella nostra favola al contrario se procuri momenti di tensione poi succede che la storia diventa urticante e non si vende più nelle librerie. E in più metteteci che il cattivo è mica cattivo per niente e quindi nel frattempo gli è girato il cappello e si è messo in testa di fargliela pagare. A forza di fare nomi il buono ha perso il suo, e insieme la sua casa, la sua macchina, la sua famiglia. Perché è una favola al rovescio e non è mica come nella realtà che i buoni vanno custoditi e preservati. Alla fine il buono è così solo che per salvarsi dal morire allora comincia a uccidersi lui. (dico, tranquilli, è una favola, per di più al contrario). Perché li chiamano testimoni di giustizia, ma qui al rovescio, sono testimoni giustiziati.

Una cosa da non crederci.”


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