Archives for posts with tag: Passaparola

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La “catena dei favori” – non quella virtuosa e a fin di bene del famoso film – che caratterizza il tessuto sociale italiano ha tanti pregi e qualche difetto. Il più grosso è proprio quello di essere una catena: rotta una maglia, tutti gli altri anelli si incrinano e il giocattolo si sfascia.

Almeno, questo è ciò che si sperò accadesse ai tempi di Manipulite nel lontano ’92. Ad oggi, possiamo dire senza il timore di azzardare ipotesi fantasiose, che la catena che tutti speravano si rompesse in realtà resistette più di quanto ci si aspettasse (per vari, varissimi motivi) e, abbandonate le maglie ormai inutilizzabili, ne acquisì di nuove, fino ad allungarsi a noi, ai nostri giorni. Da qualche annetto a questa parte, infatti, questa catena è riemersa con qualche maglia qui e lì in separate “congetture giudiziarie” dei soliti magistrati antropologicamente diversi; maglie che sembravano non avere nulla a che vedere l’una con l’altra ma che erano invece parte della medesima e lunghissima catena che dai favori è passata ai ricatti.

La faccenda di Bertolaso, degli appalti, dei conflitti di interessi, della Protezione Civile SpA e delle leggine ad-hoc (segreti di Stato, ristretto accesso alle informazioni, diritto di priorità) ha fatto emergere del gran marcio di cui fino ad ora se ne poteva sentire solo la puzza. Scoppierà il tappo indicato da Mieli ad Annozero? Rotoleranno teste? Le scommesse sono aperte.

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Mi hai deluso perché per trentanove minuti e venti secondi hai parlato delle ultime dichiarazioni di Ciancimino, hai ricostruito per l’ennesima volta il percorso che lega la mafia alla politica nelle persone di Dell’Utri e Berlusconi, hai riassunto ancora una volta la vita processuale del Presidente del Consiglio passo dopo passo, hai fatto i tuoi conti e tirto le tue somme – giustissime, per carità! – rispetto alla situazione della magistratura ed al ricatto a cui viene ripetutamente sottomessa dagli organi legislativi del nostro Paese.

Ma non hai speso una solo parola per la vicenda Di Pietro – De Luca. Non un solo commento sull’eclatante fallimento dell’unico partito che sembrava riuscire a farci sperare. Non un battito di ciglia sul boato che questo enorme fracasso dell’IDV ha provocato con le sue recenti “scelte politiche” (o scelte obbligate?). Leggendo i tuoi articoli, mi è sembrato che tu stia ancora in un limbo decisionale, come se dovessi ancora capire bene quello che è successo. O, forse, stai solo cercando ancora le parole giuste per dirlo. Spero che tu riesca a fartene una idea – mentre io cerco di farmene una ragione – da farmi ascoltare o leggere la prossima settimana.

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Il covo di Riina non viene perquisito, ma non fa niente. Ciancimino jr. afferma che Provenzano abbia vissuto la sua intera latitanza a Corleone sotto la protezione di una parte “deviata” dell’arma dei Carabinieri, ma Mario Chiesa non si tocca. Abu Omar viene sequestrato, portato in Egitto e torturato, ma Pollari & C. hanno il segreto di Stato dalla loro parte. Gli spioni di Telecom, invece, hanno interessanti “reportage” dalla loro per non farsi processare. Berlusconi… ecchettelodicoafare.

È tutta una catena: di favori, di ricatti, di scambio di posizioni di occupare. Qualche poltrona sempre vuota per le new entry dell’ultim’ora che proprio non sono riusciti a scamparsi un’accusa o un processo e si fanno immunoparlamentarizzare. Se stai pensando che esiste l’altra metà della politica che bilancia la situazione, o ti stai sbagliando oppure ci sono tre metà. Il PD, soffocato dai suoi complessi di inferiorità, ha infatti deciso di candidare alla presidenza della Campania Vincenzo De Luca, plurimputato per corruzione e associazione a delinquere. Un classico, insomma. Se ci fossero i pop corn sembrerebbe un film.

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Il controverso processo breve, se verrà approvato alla Camera dei Deputati, rischia di diventare brevissimo. Alcune piccole grandi modifiche sono state apportate al disegno iniziale, ovviamente peggiorando la situazione: dopo aver accorciato i tempi di scadenza del processo, sono stati accorciati anche i tempi del decorso delle sue fasi. Dal termine delle indagini, secondo un emendamento aggiunto alla leggiucchia, il PM ha tre mesi di tempo per depositare gli atti e rinviare a giudizio il futuro imputato, prima che parta il conto alla rovescia della scadenza dei termini processuali. Cosa praticamente impossibile, soprattutto se vi è più di una indagine in corso, cioè più di un imputato. Così, dice Marco Travaglio

“se sono passati tre anni dalla richiesta di rinvio a giudizio e non è ancora stata pronunciata la sentenza di primo grado, questi processi muoiono, si estinguono, quindi sono già estinti i processi a Berlusconi, perché? Perché il processo Mills e il processo Mediaset sono iniziati con la richiesta di rinvio a giudizio da più di tre anni e quindi sono morti e sepolti, cancellati. Insieme a quelli rischiano di essere già morti o di morire presto anche i processi per l’aggiotaggio delle banche, come nel caso Parmalat, il processo Cirio, i processi per lo spionaggio della Telecom e della Pirelli, i processi per le scalate bancarie dell’Antonveneta e della BNL, i processi per lo scandalo della monnezza, dei rifiuti in Campania, quello a carico dell’Impregilo e di Bassolino, i processi per grandi mazzette come quelli di Enipower e Enelpower, che andranno addirittura restituite, visto che sono state nel frattempo sequestrate. I processi per la vendita di derivati, ossia di prodotti tossici, a alto rischio ai comuni e agli enti locali, che stanno devastando, sono una cancrena che sta devastando le casse di molti enti locali, si parla perfino di possibile estinzione del processo per la strage di Viareggio, la strage alla stazione di Viareggio, quell’esplosione gigantesca e poi si parla di altri processi ancora, anche l’omicidio colposo plurimo – me l’ero dimenticato – tra quelli puniti con pene sotto ai dieci anni è compreso in questa tagliola del processo brevissimo.”

Di fatto, dunque, ci troviamo dinanzi ad una vera e propria amnistia, generalizzata non solo alle persone fisiche, ma anche alle società e ai pubblici amministratori e politici che hanno danneggiato lo Stato, tutto grazie ad un secondo codicillo aggiunto all’ultimo momento dal legislatore smemorato.

Sono in molti a credere che questa del processo breve sia solo un’arma ricattatoria attraverso cui Berlusconi ed i berluscones stanno praticamente dicendo: o mi tirate fuori dai guai o mi ci tiro da solo e mi porto dietro tutti. D’altronde, gli stessi Alfano, Lupi e tanti altri lo hanno esplicitamente affermato, sostenendo in svariati salotti politici che: si, la norma è per consentire a Berlusconi di svolgere il proprio mandato (questo dal loro punto di vista). Ora, ciò che viene suggerito da Travaglio mi pare un’idea: non cedere al ricatto (cosa che invece con molta probabilità accadrà, visto che Casini lo ha esplicitamente suggerito ad un Ballarò di qualche settimana fa) in modo tale che la confusione derivante da questa deregulation danneggi l’immagine del “Presidente 78%”. Non so, però, fino a che punto convenga tutto ciò, visto che assieme all’immagine del Presidente andranno in rovina molte altre realtà che attendono giustizia da svariati anni. Staremo a vedere.

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Tutte le cose, anche le più bizzarre ed oscure, hanno un perchè. Nascono per uno o più motivi ben precisi, anche quando sembra non ve ne sia alcuno, nel qual caso è molto probabile che il motivo non lo si veda perchè non lo si conosce. Detto ciò, la domanda è: dove vogliono andare a parare con la tanto attesa commemorazione bipartisan del decennale della morte di Craxi? Se la domanda nasce spontanea, la risposta bisogna forzarla un po’. La targa che dedicherà un luogo ancora non meglio precisato della città di Milano a Craxi può avere molteplici valori, soprattutto simbolici.

Potrebbe rappresentare l’effigie d’orata a sugello di una nuova era culturale italiana che, se fino a ieri apparteneva al (mal)costume, da domani rischia di far parte della morale: sto parlando del favoritismo, del baronismo, dell’inciucio, della corruzione. Una standardizzazione di un’attitudine che fino a 15 anni fa si riusciva ancora a punire per legge, e che un passo alla volta si sta trasformando in regola da rispettare.

Letizia Moratti, il sindaco della città in questione, ha detto che la commemorazione di Craxi serve a portare unità. Parole, a mio avviso, più che preoccupanti, vista la già evidente vicinanza delle parti politiche. Probabilmente il sindaco auspica una specie di siamismo politico.

Oppure potrebbe simbolicamente rappresentare un favore, una raffinata gentilezza più che ad una parte politica, a personaggi (della politica e non) che con i tempi che corrono le previsioni indicano come potenzialmente pericolosi (per alcuni, si intende). Ricordiamoci che si è passati dalla demonizzazione di Craxi, scansato dal Nostro come la peste, alla sua idolatria qualche anno più tardi: il “grande statista” era già morto da un pezzo quando su Canale 5 passò il suo scandaloso documentario a cui mancavano alcuni pezzi (quelli più importanti, ovvio). Fino a giungere ai giorni nostri, dove gli si vuole dedicare una via di Milano.

Chissà, forse tutto quanto sarà anche dovuto al fatto che in questo Paese anche i morti potrebbero avere qualcosa da dire.