Anche se in Parlamento ci sono Onorevoli elementi che cercano in ogni modo di fermare l’onda internet, ormai tra le maglie della rete si è impigliata anche la politica italiana. Qualcuno potrebbe pensare che si stia raschiando il fondo, invece è solo il benvenuto inconveniente di un fenomeno socio-antropologico da cui diventa sempre più difficile tenersi a distanza.

Dunque, nonostante Gabriella Carlucci, Roberto Maroni e Vittorio Sgarbi (solo per dirne alcuni), la rete non si ferma. Il Presidente della Repubblica sermona soporiferamente su youtube per il discorso di fine anno, totalizzando ben 40.000 visioni (per tutte le altre la rete ha rifiutato di connettersi: era troppo lento, Lui); il PD fa le primarie con il click, chiedendo agli iscritti se vogliono la Bonino candidata nelle liste della presidenza della regione Lazio; Loretta Napoleoni viene chiamata direttamente da Facebook a dirigere (possibilmente) la regione della capitale; il No-B-Day (ora Popolo Viola) è figlio anch’esso di Faccialibro; Beppe Grillo e il Movimento Liste Civiche 5 Stelle sono un punto di riferimento del network italiano; Marco Travaglio è ormai una figura mitologica: metà archivio delle questure e metà Passaparola (no, di umano non possiede nulla).

Sono molti gli esempi di politica virtuale che, secondo la nostra classe politica, sta infestando la nostra Nazione. Ma di politici che sappiano davvero cosa sia la rete, come funzioni, le sue potenzialità: nemmeno l’ombra. È più facile che il PD conquisti il Veneto alle Regionali che trovare un parlamentare in grado di strutturare un dialogo sulla rete più lungo di 30 secondi. Pensate: da quando Brunetta ha informatizzato la Pubblica Amministrazione, si è avuto un improvviso innalzamento del numero di ricoveri per tunnel carpiale tra i Parlamentari. I loro polsi sono messi a dura prova più dalla scrittura di una mail che dalla praticata attività di pianismo.

L’esigenza di avere un rappresentante politico che sia in grado di discutere di rete, soprattutto dal punto di vista normativo e funzionale, diventa sempre più urgente, visto anche l’uso sempre più massiccio e massivo che si fa di questo strumento, e visti anche gli intenti censori dell’attuale classe politica nei confronti della rete (pura follia, ma ci vorrebbe un altro post).

Così, ancora una volta dalla rete, è partito un appello ai naviganti che propone Claudio Messora (ByoBlu) come referente politico a difesa della libertà d informazione e di espressione nella rete italiana. A proporlo tramite un gruppo facebook e il blogger Enzo Di Frenna, il quale – con una lettera aperta - chiama in causa Claudio Messora come possibile rappresentante della difesa di Internet contro i bavagli e le censure a cui la nostra retrograda classe politica aspira. L’idea in sè, e cioè quella della discesa in campo di un elemento della rete per la rete e scelto dalla rete, mi sembra ottima ed importante. Di Claudio Messora ho una grande stima e la sua presenza sulla rete è una presenza importante.

Mi sorge, però, il dubbio se Claudio sia davvero la persona più “adatta” al ruolo. Con questo non voglio dire che l’autore del 4º blog di informazione italiano possa non essere all’altezza. Semplicemente, cerco di ragionare sulle competenze che una persona chiamata a svolgere tale ruolo è bene che abbia. Claudio è un ottimo blogger e, dalle cose che fa e che scrive, posso evincere sia anche un’ottima persona. Ma una persona con i migliori propositi, sempre profondamente informata e con un senso civico e della responsabilità insospettabili che Di Pietro ci fa un baffo (qui non si guadagna nulla), non so se possa riuscire ad affrontare le bufere burocratiche della complessa normativa italiana.

Però poi penso che Borghezio fa il Parlamentare e allora tutti i dubbi scompaiono. Infatti sono presente sul gruppo come sostenitore. Sono curioso di sentire cosa avrà da dire Claudio e vedere, a prescindere da tutto, cosa succede. Se qualcosa succede: a volte la rete è più lenta di comprendonio di Maurizio Gasparri.