Se c’è, tra i mille in cui quotidianamente viviamo, un paradosso su cui dovremmo sorvolare è proprio il rivolgerci alla Mafia per combattere la Mafia. Ma non nel modo in cui ci si è rivolti alla Mafia sin dai tempi di Andreotti, istituzionalmente, ma cercando di non ghettizzare i cosiddetti “pentiti” che, già per il fatto stesso di essere tali, non se la passano poi così bene.
Con questo non sto certamente cercando di smuovere i cuori di alcuno, perchè la situazione in cui i pentiti si trovano è il minimo che possano meritare. È anche vero, però, che le subdole trame tessute durante due repubbliche non possono avere migliori narratori. Abbandonerei anche l’atteggiamento “lombrosiano” di Feltri, il quale ha manifestato in un suo editoriale il suo potere di giudicare l’appartenenza di un individuo ad una organizzazione criminale dalla fisionomia del suo viso. Se davvero funzionasse così, non sono così sicuro che uno con la faccia di Feltri possa appartenere all’organizzazione dei giornalisti.
Alla fine, se abbiamo Berlusconi come Premier, Dell’Utri come Parlamentare, Schifani come Presidente del Senato e Letta ancora iscritto all’albo degli avvocati, possiamo fare uno sforzo e cercare di avere un po’ di fiducia in chi sa cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare. Poi, è ovvio, ciò che deve accompagnare qualsiasi giudizio è e rimane sempre e comunque il riscontro.
Antonio Tabucchi, l’autore di Sostiene Pereira, uno dei più famosi e stimati scrittori italiani nel mondo, è caduto anch’egli vittima dell’ennesima aggressione legale intentata da un politico immunizzato e improcessabile ai danni di un intellettuale che racconta solo ciò che tutti dovrebbero conoscere e sapere. La “colpa” di Tabucchi è stata quella di aver ripreso, in un suo articolo pubblicato il 20 maggio 2008 sull’Unità, le questioni già trattate da Marco Travaglio, duramente attaccato dopo che nella trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” aveva raccontato i trascorsi di Schifani in Sicilia. Travaglio aveva riferito fatti veri, scrive Tabucchi: il futuro presidente del Senato aveva avuto «accertate frequentazioni di personaggi condannati poi per mafia».
Per queste ragioni, Tabucchi è ora costretto ad affrontare una causa civile con la richiesta di un risarcimento record di 1 milione e 300 mila euro intentata – udite, udite – nientepopodimenoche da Renato Schifani: Presidente del Senato nonchè ex avvocato difensore di Lo Sicco, costruttore palermitano e mafioso che costruì il palazzo-covo rigorosamente abusivo in cui trovarono rifugio personalità come Bontade e Brusca, in quel di Piazza Leoni. La stessa piazza da dove sarebbe partita all’alba del 19 luglio del 1992 la Fiat 126 imbottita con 90 chilogrammi di tritolo che ha ucciso il giudice istruttore Paolo Borsellino.
Giù le mani da Tabucchi! Giù le vostre sporche mani dal mio Tabucchi!