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Ballaro(bondi)
















Un altra interessante puntata di Ballarò con ospiti il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, il leader dell’IdV Antonio Di Pietro, il presidente della commissione finanze del Senato Mario Baldassarri, Bruno Tabacci di Alleanza per l’Italia, l’economista Giacomo Vaciago, la direttrice dell’Unità Concita De Gregorio. Si è discusso di Lodo Mondadori, deposizione del pentito Spatuzza, udienza del processo Mills, riforma della giustizia, economia e legge finanziaria.

Giovanni Floris ha raccolto anche un intervento del Presidente della Camera Fini, tirato in ballo nella trasmissione con l’ormai famoso fuori onda di Repubblica. Ancora una volta,Gianfranco Fini ha dimostrato di essere un politico capace ed equilibrato, l’unico ancora in grado di rappresentare una destra che sa riconoscere gli estremi e li tiene ben lontani.


C’è puzza di bruciato a Berluscolandia. Brenda, il trans dei desideri di Marrazzo (e chissà chi altri), è stato trovato senza vita nel suo appartamento in fiamme. Dicono che voleva farla finita: la vita di corte lo aveva sfinito. Agli amici confidò che si era messo in qualcosa più grande di lui (ma chi ha delle chiappe così grandi da superare il suo metro e ottanta di statura?) Il problema è che non si capisce perchè una persona che voglia suicidarsi si chiuda nell’appartamento a chiave con doppia mandata, prepari le valige riponendole ordinatamente accanto al letto e tra un bicchiere di whiskey e l’altro si svesta, faccia un bagnetto al proprio PC come fosse il suo cagnolino e si lasci morire seminudo asfissiato dai fumi dell’incendio. Forse è un modo bizzarro di togliersi la vita dei brasiliani all’estero.

I fumi dell’incendio sono arrivati inevitabilmente a Palazzo, dove c’è stato chi si è rilassato credendo di essere in una sauna e chi invece ha iniziato a soffiarlo negli occhi delle altre cariche dell’Impero e degli abitanti di Berluscolandia, creando un po’ di confusione. Le trame a palazzo diventano sempre più fitte: Fini, uno dei vassalli del Re, ai berluscolandiani dice le cazzate e all’Imperatore, nonostante i finti contrasti e le finte contrapposizioni, dice sempre si; Schifani, braccio destro dell’Imperatore e portavoce di Mafiolandia direttamente a Palazzo, fa sapere che a Mafiopoli tutta questa confusione non piace, minacciando le elezioni; l’Imperatore interviene assicurando che tutto va a gonfie vele e che il regno è saldo ed unito.

Una bagarre che colpisce duramente il giornalista-insetto Vespa, disperato per non essere riuscito ad inserire le ultime dichiarazioni dei faccendieri a palazzo nel suo ultimo manoscritto uscito troppo in anticipo. Una depressione che costerà agli abitanti di Berluscolandia svariati milioni di euro, che l’insetto depresso ha chiesto per sfornare le sue mielose puntatone di Porta a Silvio del prossimo anno.

Come al solito, l’unico in grado di mantenere la calma e tenere la concentrazione per portare a termine gli impegni del regno è l’Imperatore: senza scomporsi nè lasciarsi trasportare dall’onda degli eventi, aggrappato alla sua poltrona, tiene salde le redini dell’Impero nelle sue mani, sferrando colpi semimortali ai suoi nemici di sempre: quei maledetti comunisti di giudici e magistrati.

Dopo il fallimento del Lodo Alfano, una nuova proposta di legge prevede l’accorciamento dei tempi dei processi, soprattutto quelli che lo vedono direttamente coinvolto e potenzialmente dietro le sbarre anzichè a Palazzo Grazioli. Insomma: anzichè immunizzarsi contro il processo si rende improcessabile, rendendo improcessabili anche tutti gli altri. Così ora nessuno potrà rinfacciargli di non essere super partes e di non rispettare il principio secondo il quale la legge è uguale per tutti.

Colpi mortali alla giustizia che l’Imperatore riesce a sferrare con estrema facilità, poichè non vi è nessuno ad ostacolarlo tra i membri del palazzo, nè tantomeno tra il popolo che, impegnato a fronteggiare la crisi economica più grave degli ultimi 50 anni, non ha tempo, voglia ed energia da dedicare agli emendamenti ed ai decreti ghediniani del governo ed è disposto a tenersi un delinquente al governo purchè gli dia da mangiare (o, almeno, l’illusione).

Dal canto loro, magistrati e giudici continuano imperterriti il loro lavoro di ricerca della verità nonostante le enormi difficoltà e cavilli legislativi che si ritrovano ad affrontare quotidianamente. Continuano le loro indagini, ne aprono di nuove e riaprono quelle vecchie che, per motivi sconosciuti ai più, erano state archiviate. Come le indagini archiviate delle stragi del 1992 e 1993 che, dopo essere state riaperte, hanno fatto tremare molte sedie (e culi) proprio al Palazzo. Poi, tra i magistrati e i giudici, c’è anche chi, invece di lavorare sodo, taglia la testa al toro, sentenziando ad esempio che la famosa agenda rossa di Paolo Borsellino non è mai esistita e che la trattativa Stato-Mafia è la conseguenza di una bolla mediatica. Una bolla esplosa ormai da tempo, il cui pus tutt’ora ci ricopre.


(Le vignette sono del cattivissimo Natangelo e del geniale Gavavenezia)

Annozero - complotti e porcate
















Eufemismi tentano di descrivere una condizione che ha dell’inverosimile. Ad Annozero, questo giovedì, si è parlato di Giustizia e riforme.

In un articolo del 14 Novembre, The Economist si esprime sulla nuova proposta di legge del Governo Berlusconi che modifica i tempi del processo, giudicandola un “bizzarro tentativo di Silvio Berlusconi di mettere in difficoltà le corti” e paventando la possibilità che tale modifica possa far diventare l’Italia una società senza legge ancor più di quanto non lo sia già”. Un giudizio piuttosto duro, quello che giunge dalle pagine del settimanale britannico, da cui però risulta difficile difendersi.

Qui sotto, l’articolo che trovate pubblicato qui.


IF YOU live in Italy and are planning to commit a moderately severe crime—perhaps beating your children, or a white-collar offence such as cooking the books, or even stabbing your neighbour—the law might soon be of little hindrance to you. If a bill tabled in parliament this week were to become law, it would mean you could commit any of the above offences and could expect a reasonable chance of avoiding paying a penalty.

The proposed law, which is backed by Silvio Berlusconi’s conservative government, suggests that the charges against defendants would have to be dropped two years after they were laid unless, by then, the trial has been completed. The same two-year limit would be applied to both of the appeals to which defendants (and prosecutors) are subsequently entitled under Italian law, meaning that the complete legal process would have to be complete within six years.

In a court system that is overloaded, underfunded and renowned for inefficiency, the chances of completing each of the three stages in less than 24 months are low. The proposed law, which would apply to trials already being held, excludes from its provisions defendants with a criminal record, offences for which the penalty is a jail sentence of 10 years or more, and certain serious crimes such as those related to terrorism or the mafia. But the corporate body that represents Italy’s judges and prosecutors says the law’s effects would be “devastating”. It estimates that more than 100,000 trials would have to be scrapped.

In addition, the proposed law would have effects beyond Italy’s borders. It would apply, for example, to copyright violation, bribery, the marketing of counterfeit goods and the defrauding by Italians of EU funds. One of the trials it would halt stems from the 2003 Parmalat fraud whose victims include foreign as well as Italian bondholders.

The law sounds like madness, but not if you are Mr Berlusconi. Last month the constitutional court overturned a law that had been introduced by his government that gave him (and three other senior officials) immunity from prosecution. Italy’s prime minister is already a defendant in two trials, for tax fraud and bribery, and other investigations are ongoing. If the bill were approved by parliament, where his coalition has a substantial majority, it would cancel both the trials and make it very likely that any charges brought against him in future would be ‘timed out’.

In any case Mr Berlusconi appears not to be taking any chances. On Wednesday, one of his MPs tabled another bill that would restore the immunity that all Italy’s national lawmakers enjoyed until 1993. Either or both of the proposed laws could run into stiff resistance if referred to the constitutional court. But their introduction makes it ever more likely that the rest of Mr Berlusconi’s time in government will be dominated (as was his previous spell) by his legal struggles.

All this will prove to be an unhelpful distraction from more important matters, such as trying to get Italy out of recession and to deliver much-needed economic and social reforms. Mr Berlusconi’s supporters argue that introducing time limits will promote swifter justice. Maurizio Gasparri, the leader of his party in the Senate and the bill’s main sponsor, suggests that “if the magistrates worked harder, trials would be quicker”. But he acknowledges that they also need better resources and says that funding for the courts will be increased in the 2010 budget.

Even if the government were to deliver on that promise, it will take years to undo the decades of neglect to which Italian justice has been subject. In the meantime, if Mr Gasparri and his leader have their way, Italy would become an even more lawless society than it is already.

(da The Economist.com)

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Agli attentati alla giustizia la classe politica italiana ci ha abituati sin dai primi vagiti della Repubblica. Ma parlando di questioni più recenti (e più spudorate), l’ultimo tentato omicidio ai danni della giustizia è stato messo in atto qualche mese fa con il Lodo Alfano che, fortunatamente, non è andato a segno. Nonostante gli attentatori fossero a viso scoperto, tuttora girano a piede libero pianificando nuovi attentati ai danni della Costituzione italiana. Non essendo riusciti a colpire direttamente l’articolo 3 – che (ormai dovrebbe essere chiaro a tutti) vogliono morto – cercano di minare le fondamenta della giustizia colpendo ciò che ad essa è più vicina. Oggi tocca al processo: ucciso con una legge che più che renderlo breve (come cercano di farci credere) lo rende inutile a tutti gli effetti. Il tutto nella quasi totale indifferenza della maggioranza degli italiani, tra cui vi è anche chi appoggia questo scempio, rendendosene complice.

Forse, ci si renderà conto della gravità di quanto sta accadendo oggi mentre si gira lo sguardo da un’altra parte quando, oltre ad un possibilissimo danno, si subirà anche la beffa di un processo che non riesce a punire il colpevole che ci ha dannegiati e che magari ci ritroveremo davanti nello stesso bar il giorno dopo. Ma quando impareranno gli italiani che prevenire è meglio che curare?