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Uccidete la democrazia!: Cremagnini, Deaglio e i brogli del 2006

Uccidete la democrazia!

 

 

(Avviso: non so per quale motivo mi si sovrappone un altro video in home page. Per vedere Uccidete la democrazia cliccate sul titolo dell’articolo per andare nella pagina del post.)

 

Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio, con la regia di Ruben H. Oliva, hanno pensato e prodotto “Uccidete la democrazia!”, un film che si concentra sulle polemiche riguardo le elezioni politiche dell’Aprile 2006, cercando di dare fondamento alle accuse di brogli ipotizzate dalla notte stessa dei risultati elettorali. Un film-inchiesta-documentario che ricostruisce vari pezzetti di quanto accaduto prima, durante e dopo quelle fatidiche elezioni, in parte con spezzoni di riprese televisive, interviste e filmati e in parte con riproduzioni scenografiche “essenziali” ed attori decisamente non professionisti.

Senza badare troppo alla forma, di contenuti ce ne sono da vendere. Anche perchè “Uccidete la democrazia!” è un docu-film di ampio respiro non solo giornalistico ma anche storico, capace di ripercorrere i pezzi più importanti della storia della nostra Repubblica, indispensabili per poter vedere gli eventi come risultati di una serie di concause che, viste isolatamente, possono sembrare solo coincidenze. Uno spasso per chi ama porsi questioni e cercare di darsi delle risposte, ed uno spasso anche per chi ama definire tale atteggiamento come “complottismo”.

Chiunque voi siate a guardare questo film, resta incontrovertibile il fatto che “noi votiamo ma non eleggiamo”. E questo dovrebbe farci riflettere.

(Il documentario è su Arcoiristv)

No Berlusconi Day: ecco come è andata a Madrid

11145_1274561633181_1504168087_30738608_2873064_nMadrid, ore 8. Il sole si appoggia pallido e con qualche difficoltà sui vetri della finestra della sala da pranzo. Dal tavolo sale il fumo del caffè caldo e della sigaretta appoggiata nel posacenere che il sonno, ancora presente, mi impedisce di distinguere. È Sabato 5 Dicembre, un Sabato che sa di Domenica: l’aria è calma e sembra un cuscino, appoggiato su questa giornata fatta di poca gente che misura la strada con lenti passi domenicali e nessuna auto. Il silenzio ovatta tutto, tranne il frinire metallico del semaforo che avvisa i ciechi che ora si può attraversare. Sembra che voglia piovere e le persone che si fermano all’edicola proprio sotto la mia finestra si stringono nelle spalle per il freddo. Qui, a Madrid, sono quasi tutti andati da qualche parte per il ponte che ha ufficialmente dato l’inizio alle feste natalizie. Mi volto, guardo la lista che ho sul tavolo e mi chiedo: verranno?

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Senza rispondermi, prendo in mano il foglio e comincio a ripassare tutte le cose che bisogna che faccia prima di prendere la metro direzione Calle Juan Bravo. Stampe appello di Saviano:prese; stampe vignette Gavavenezia e Natangelo: prese; copie Litania dei Santi Parlamentari condannati in Parlamento per aprire in maniera ludica la “funzione”: prese; copie poesie scelte “Calpestare l’oblio”: prese; Sonetti Satirici: presi; materiale P2: preso; lista condanne e capi imputazione Premier: presa; maschera di Silvio Berlusconi: presa; spago e cuscino per “il calcio in culo a Berlusconi”: preso; pezzi di Travaglio (importante!): presi; mollette per appendere cartelli e manifesti: prese; computer per connessione streaming: preso. Sono pronto, posso andare. Mi guardo un attimo attorno per assicurarmi di non aver dimenticato nulla, poi esco e mi chiudo la porta alle spalle.

11145_1274562473202_1504168087_30738628_2223812_nL’aria è pungente. Quando arrivo in Calle Juan Bravo, un piccolo gruppo di persone è già lì, di fronte l’ambasciata circondata da poche guardie civili e un paio di camionette antisommossa, che si guarda attorno senza sapere ancora bene cosa fare. Luca ha già montato il treppiedi per la videocamera ed ha iniziato a fare un po’ di interviste. Pablo e Paolo preparano le fascette del “servizio d’ordine interno” ed iniziano a regolamentare l’afflusso di persone che sembra essersi fatto improvvisamente importante. Io distribuisco tutto il materiale che ho portato con me, aiuto a montare il banchetto del “centro operativo”. Matteo e Riccardo si occupano della connessione internet, mentre un gruppo di ragazzi entra ed esce da tutti i ristoranti e bar nel raggio di 200 metri per rubare un po’ di energia elettrica. Andrea ed altri ragazzi appendono cartelli e manifesti ovunque sia possibile. Elisabeth, con la sua parrucca viola, inizia a gestire la situazione: raccoglie firme ed indirizzi, distribuisce volantini e prende contatti con La Sexta, un canale televisivo spagnolo che verrà a farci visita più in là.

Siamo pronti, tutto è pronto. Tutto pare funzionare alla perfezione: la connessione c’è e la gente pure. La stretta isola pedonale che ci è stato dato il permesso di occupare per la manifestazione è gremita: ci saranno almeno 200-250 persone. Mi guardo un attimo attorno e mi sembra che quel cuscino che ovattava la giornata si sia appoggiato anche sulla piccola folla. Bisogna fare qualcosa. Corro al banchetto per recuperare un megafono: non ci sono pile! Allora chiedo un microfono. Esce fuori con un paio di casse, ma la prolunga che stiamo utilizzando per l’energia elettrica non funziona: non arriva corrente. Che si fa?

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Preso un po’ dallo sconforto, mi viene in mente (non so perchè) un brano del “Trattato del Ribelle” di Junger. Quello che parla dell’importanza del dire NO e del saperlo fare bene per non essere solo un mero “contributo a una statistica ufficiale”; quello che dice che “i simboli spiccano in modo particolare proprio su un fondo uniforme”. Quello in cui si afferma che gli uomini e i popoli si dimostrano “all’altezza dei loro tempi” quando essi siano in grado di gestire la tensione che c’è tra la libertà e la necessità: con una libertà circoscritta dalla necessità bisogna essere in grado di dare a quest’ultima un nuovo stile, senza perdere o sfigurare la prima.

11145_1274561753184_1504168087_30738611_536980_nEcco – mi dico – ecco perchè siamo qui. Perchè con la nostra libertà vogliamo fare in modo che vi siano necessità differenti. Necessità distinte da quelle dei poteri forti in lotta tra loro, distinte da quelle del nostro Premier, distinte da quelle della nostra classe dirigente, distinte dagli interessi economici che sembrano muovere il mondo, distinta dagli interessi partitici in grado di rappresentare solo se stessi; distinta da quelle di chi crede che un’assoluzione ed una prescrizione siano sinonimi, distinte da quelle di chi chiude gli occhi “perchè tanto così fan tutti”. Allora, senza megafono, senza microfono, senza energia elettrica, senza un discorso preparato a tavolino, sono salito sulla prima panchina ed ho iniziato ad urlare come un matto di fronte al mio, prima che quello di chi mi stava di fronte, sbigottimento. L’ho fatto non perchè fosse stato deciso così da qualche parte. L’ho fatto perchè ce n’era bisogno, perchè ne avevo bisogno. Perchè era un treno che non si poteva perdere quello del 5 di Dicembre. Perchè era il segnale estremo che io con tutti quelli che erano lì con me davamo a noi stessi per dirci: siamo ancora padroni di noi stessi. Possiamo decidere ancora come vivere. Ho iniziato strillando:

Se siamo tutti qui, in questa piazza, oggi, è per un motivo ben preciso: cacciare fuori dal Parlamento Italiano la tessera numero 1816 della P2 o Propaganda due, che dir si voglia. Ma questo, seppure il principale, non è l’unico motivo. Se c’è un motivo principale per cui noi siamo qui, a Madrid, e migliaia di altre persone sono in altre piazze in tutta Italia e nel resto del mondo, è per dire all’Italia che esiste una maniera diversa di essere Italia. E questa non è quella del berlusconismo e del verme del conflitto di interessi che sta intaccando tutti ed ha reso la nostra Nazione un corpo galleggiante in stato di decomposizione. Non serve fare una manifestazione all’anno ogni volta che ci mettono alle strette. C’è bisogno di un controllo permanente di quello che la nostra classe dirigente fa al nostro Paese. Perchè, a dispetto del nome, loro sono nostri dipendenti e noi abbiamo il diritto di richiamarli o di licenziarli quando non lavorino per l’interesse di tutti quanti noi. Quando questa manifestazione sarà giunta al termine e andremo tutti a casa, non assisteremo alla fine di qualcosa. Saremo solo  all’inizio!

Mentre rientravo, ho desiderato che fosse davvero così. Spero, con tutto me stesso, di aver avuto ragione.


Manuale del Buon Italiota – 15

Approfitta sempre della prima occasione per stigmatizzare la violenza, parlare di mandanti morali ed auspicare censure. In questo modo, mentre tutti si guarderanno intorno e bene gli uni dagli altri, tu potrai pulirti con il braccio il sangue che ti cola dalla bocca del polpaccio del polizziotto che hai appena azzannato e nel frattempo il tuo amico può attraversare il Po con le truppe armate per secessionare la Nazione.

(Maroni e Bossi docent)

Dichiarazioni post aggressione di Berlusconi: Appello a tutti i vignettisti d’Italia!

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a seguito dell’aggressione subita dalla mano di un folle armata di un duomo per fortuna in miniatura, ha confidato al suo amico Don Verzè “Io voglio bene a tutti, voglio il bene di tutti, non capisco perché mi odino a questo punto”.

Vauro, Natangelo, Gavavenezia, vignettisti e disegnatori di tutt’Italia, perdio, fategli un disegno!

(Ribadisco i miei più sinceri auguri al Premier, senza alcun sarcasmo o cattiveria. Nonostante tutto)


Anche la violenza, come la legge, è uguale per tutti

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Era solo questione di tempo.

No, non mi sto riferendo all’ “insouvenirata” che ha fatto saltare i denti del Premier. Mi sto riferendo ai commenti – ufficiali e non – che sono arrivati (e continuano a giungere) a seguito del “lancio del duomo”. Sembra, infatti, che Tartaglia rappresenti l’icona dei manifestanti e dei “piazzisti”, il prodotto socio-logico di un processo che ha contribuito a fomentare l’odio nella popolazione italiana, di cui il folle lanciatore di oggetti vacanzieri è divenuto rappresentanza, paradigma. È ovvio che chiunque sia dotato di almeno due neuroni non in conflitto tra loro e con le connessioni comunicanti arrivi a capire che un atto del genere va respinto, stigmatizzato, rifiutato e soprattutto seriamente punito. Questo nonostante le migliaia di adesioni al gruppo pro Tartaglia che ha già raccolto centinaia di migliaia di adesioni su Facebook: la prova tangibile che la mamma degli imbecilli è sempre incinta.

Bisogna però mettersi d’accordo su una cosa: non c’è una violenza buona, giustificabile, e una cattiva e da reprimere. Erano andati un attimo al bagno tutti coloro che ora gridano all’attentato, quando le mazzate le prendevano i manifestanti del G8 dai manganelli della polizia? Il dito che ora puntano addosso a coloro che ritengono i mandanti morali, i responsabili dell’atto di un uomo mentalmente instabile, lo avevano nel naso quando a prendere le botte sui denti erano gli studenti di Milano o i lavoratori in Sardegna (che non ha visto nessuno)? E poi, perchè invece di parlare delle responsabilità indirette di un atto riprovevole non si parla di quelle dirette di chi il Presidente avrebbe dovuto difenderlo? Domande troppo complicate, a cui il piduista Cicchitto e il guerrafondaio Bossi, il morsicchiatore di polpacci polizieschi Maroni non riescono a dare una risposta. Ed ai fatti documentati di Travaglio & C. i poveretti sanno rispondere solo con delle gran pugnette mentali.

Nonostante non sia il più grande tifoso del primo Premier martorizzato degli ultimi 150 anni, auguro con grande sincerità al Presidente del Consiglio la più pronta e serena guarigione, perchè il dolore alla bocca non si vada ad aggiungere alla facoltà di non rispondere. Per quanto riguarda Tartaglia, spero che la riforma del processo breve non interferisca troppo nel percorso giudiziario che auspico inserisca il soggetto “con il duomo in tasca” in un contesto più idoneo rispetto ad un comizio politico (poco adeguato alle sue facoltà mentali), da dove mi auguro di vederlo uscire vivo. Sai com’è…

Berluscolandia trema

Il Regno di Berluscolandia trema. Il caso Marrazzo scompare dalle pagine dei giornali per lasciare spazio alle incredibili dichiarazioni di Spatuzza, un amministratore di Mafiolandia che accusa Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri di essere dei mafiolandesi travestiti da comuni abitanti del regno. Dichiarazioni che sconvolgono l’opinione pubblica e che fanno gridare allo scandalo la maggior parte dei media i quali, evidentemente, non ricordano come le stesse identiche cose furono affermate già una decina di anni addietro da un altro mafiolese coi rimorsi, Francesco Di Carlo.

Così, mentre Marcello Dell’Utri si difende indossando brillantemente i panni dell’ospite-vittima seduto nel salotto dell’insetto-giornalista, l’imperatore, zitto zitto, effettua le prime prove tecniche di fuga lampo durante la inaugurazione della TAV a Torino, proprio il giorno in cui, in centinaia di piazze italiane e quarantacinque città estere, il popolo manifesta a favore di una detronizzazione del re.

Nel frattempo, la seconda personalità di Fini, un vassallo di corte, si fa sempre più pressante, costringendo il povero vassallo a dichiarazioni schizofreniche e contrastanti rispetto alla sua identità primaria. Prima firma la legge sull’immigrazione con Bossi “ce l’ho duro”, l’uomo di corte con la più elevata assuefazione al viagra dopo l’imperatore, e poi si pronuncia in favore del diritto di voto agli immigrati e dà degli stronzi ai razzisti in presenza di un gruppo di bambini rom e etnie varie. Il suo disagio psicotico, in una escalation inarrestabile, lo ha anche spinto ad affermare (convinto che non lo ascoltasse nessuno) che l’imperatore deve farsi processare da quegli esseri abominevoli e antropologicamente diversi dei magistrati, in cui egli ripone piena fiducia, scatenando le ire del re e dei suoi più fedeli servitori. Tra questi ultimi, Vittorio “Bau-Bau” Feltri, l’animale più fedele subito dopo le squillo di Tarantini, e Maurizio Belpietro, su cui non mi esprimo perchè mi è stato insegnato di avere rispetto per chi è diversamente abile.

In tutta questa confusione, il partito dell’opposizione si è scisso in più di due per solidarietà a Fini, che rischia di essere psichiatrizzato. Alcuni sono scesi in piazza durante il No Imperatore Day, senza salire sul palco per paura di essere spinti di sotto; Violante, il primo bambolotto antimafia che se gli premi la pancia dice “mi sono dimenticato di dirvi che ero stato invitato a colloquio da Ciancimino”, è andato in TV a dire che lo scontro tra due poteri potrebbe portare al collasso di entrambi, quindi meglio non far processare il re così tutti possono vivere felici e contenti. Bersani, invece, non ha partecipato alla manifestazione per ritirarsi nelle sue segrete stanze e pensare ad una soluzione politica con cui battere l’imperatore dispotico. Da allora, non è mai uscito. Tranne una volta per andare in bagno, con una evidentefuoriuscita di sangue dal naso, probabilmente dovuta allo sforzo intellettivo.

Per fortuna, in questo marasma generale, qualcosa di buono c’è stato: grazie a Report, la trasmissione di Milena Gabanelli in onda fino a quando Rai Tre non diventerà solo regionale con dei buzzurri che parlano un dialetto sconosciuto, è riuscita a far recuperare il tesoro nascosto di Tanzi “te lo do io il latte” in quadri ed opere d’arte del valore di svariati milioni di euro. Siccome però, molto probabilmente, si farà la riforma del processo morto, l’ex presidente della ParmaCrack se n’è sbattuto le palle.

Notte tempo, nonostante il ponte per il ponte dell’immacolata e la settimana del poker mondiale, il parlamento è riuscito a presentare l’ultima finanziaria: solo un miliardino di euro lo prenderanno dagli intrioiti dello scudo fiscale, perchè gli “utilizzatori finali” dello scudo non ricordano dove hanno seppellito il resto dei contanti da far rientrare (sono al momento in corso svariate ricerche, soprattutto nel siciliano); circa un terzo della manovra, invece, arriverà direttamente dalle casse dell’INPS, che ha un viadotto connesso direttamente con le nostre tasche. Infatti, i fondi del TFR “inoptato” (nel senso che non puoi scegliere mica tu come usarlo, anche se è tuo di diritto) ingresseranno nella finanziaria circa tre miliardi di euro.

A proposito di ponte, il governo del re, che è un governo del fare, si sta impegnando per portare a termine l’opera architettonica più importante del XXI secolo: il ponte sullo stretto di Messina. Per farlo, siccome il governo è attento all’ambiente, ricicleranno i resti della città dopo il terremoto.

(Le vignette sono del perfido Natangelo e del cattivissimo Gavavenezia)