Se c’è, tra i mille in cui quotidianamente viviamo, un paradosso su cui dovremmo sorvolare è proprio il rivolgerci alla Mafia per combattere la Mafia. Ma non nel modo in cui ci si è rivolti alla Mafia sin dai tempi di Andreotti, istituzionalmente, ma cercando di non ghettizzare i cosiddetti “pentiti” che, già per il fatto stesso di essere tali, non se la passano poi così bene.
Con questo non sto certamente cercando di smuovere i cuori di alcuno, perchè la situazione in cui i pentiti si trovano è il minimo che possano meritare. È anche vero, però, che le subdole trame tessute durante due repubbliche non possono avere migliori narratori. Abbandonerei anche l’atteggiamento “lombrosiano” di Feltri, il quale ha manifestato in un suo editoriale il suo potere di giudicare l’appartenenza di un individuo ad una organizzazione criminale dalla fisionomia del suo viso. Se davvero funzionasse così, non sono così sicuro che uno con la faccia di Feltri possa appartenere all’organizzazione dei giornalisti.
Alla fine, se abbiamo Berlusconi come Premier, Dell’Utri come Parlamentare, Schifani come Presidente del Senato e Letta ancora iscritto all’albo degli avvocati, possiamo fare uno sforzo e cercare di avere un po’ di fiducia in chi sa cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare. Poi, è ovvio, ciò che deve accompagnare qualsiasi giudizio è e rimane sempre e comunque il riscontro.