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Accade a Berluscolandia – Una gran puzza di bruciato

C’è puzza di bruciato a Berluscolandia. Brenda, il trans dei desideri di Marrazzo (e chissà chi altri), è stato trovato senza vita nel suo appartamento in fiamme. Dicono che voleva farla finita: la vita di corte lo aveva sfinito. Agli amici confidò che si era messo in qualcosa più grande di lui (ma chi ha delle chiappe così grandi da superare il suo metro e ottanta di statura?) Il problema è che non si capisce perchè una persona che voglia suicidarsi si chiuda nell’appartamento a chiave con doppia mandata, prepari le valige riponendole ordinatamente accanto al letto e tra un bicchiere di whiskey e l’altro si svesta, faccia un bagnetto al proprio PC come fosse il suo cagnolino e si lasci morire seminudo asfissiato dai fumi dell’incendio. Forse è un modo bizzarro di togliersi la vita dei brasiliani all’estero.

I fumi dell’incendio sono arrivati inevitabilmente a Palazzo, dove c’è stato chi si è rilassato credendo di essere in una sauna e chi invece ha iniziato a soffiarlo negli occhi delle altre cariche dell’Impero e degli abitanti di Berluscolandia, creando un po’ di confusione. Le trame a palazzo diventano sempre più fitte: Fini, uno dei vassalli del Re, ai berluscolandiani dice le cazzate e all’Imperatore, nonostante i finti contrasti e le finte contrapposizioni, dice sempre si; Schifani, braccio destro dell’Imperatore e portavoce di Mafiolandia direttamente a Palazzo, fa sapere che a Mafiopoli tutta questa confusione non piace, minacciando le elezioni; l’Imperatore interviene assicurando che tutto va a gonfie vele e che il regno è saldo ed unito.

Una bagarre che colpisce duramente il giornalista-insetto Vespa, disperato per non essere riuscito ad inserire le ultime dichiarazioni dei faccendieri a palazzo nel suo ultimo manoscritto uscito troppo in anticipo. Una depressione che costerà agli abitanti di Berluscolandia svariati milioni di euro, che l’insetto depresso ha chiesto per sfornare le sue mielose puntatone di Porta a Silvio del prossimo anno.

Come al solito, l’unico in grado di mantenere la calma e tenere la concentrazione per portare a termine gli impegni del regno è l’Imperatore: senza scomporsi nè lasciarsi trasportare dall’onda degli eventi, aggrappato alla sua poltrona, tiene salde le redini dell’Impero nelle sue mani, sferrando colpi semimortali ai suoi nemici di sempre: quei maledetti comunisti di giudici e magistrati.

Dopo il fallimento del Lodo Alfano, una nuova proposta di legge prevede l’accorciamento dei tempi dei processi, soprattutto quelli che lo vedono direttamente coinvolto e potenzialmente dietro le sbarre anzichè a Palazzo Grazioli. Insomma: anzichè immunizzarsi contro il processo si rende improcessabile, rendendo improcessabili anche tutti gli altri. Così ora nessuno potrà rinfacciargli di non essere super partes e di non rispettare il principio secondo il quale la legge è uguale per tutti.

Colpi mortali alla giustizia che l’Imperatore riesce a sferrare con estrema facilità, poichè non vi è nessuno ad ostacolarlo tra i membri del palazzo, nè tantomeno tra il popolo che, impegnato a fronteggiare la crisi economica più grave degli ultimi 50 anni, non ha tempo, voglia ed energia da dedicare agli emendamenti ed ai decreti ghediniani del governo ed è disposto a tenersi un delinquente al governo purchè gli dia da mangiare (o, almeno, l’illusione).

Dal canto loro, magistrati e giudici continuano imperterriti il loro lavoro di ricerca della verità nonostante le enormi difficoltà e cavilli legislativi che si ritrovano ad affrontare quotidianamente. Continuano le loro indagini, ne aprono di nuove e riaprono quelle vecchie che, per motivi sconosciuti ai più, erano state archiviate. Come le indagini archiviate delle stragi del 1992 e 1993 che, dopo essere state riaperte, hanno fatto tremare molte sedie (e culi) proprio al Palazzo. Poi, tra i magistrati e i giudici, c’è anche chi, invece di lavorare sodo, taglia la testa al toro, sentenziando ad esempio che la famosa agenda rossa di Paolo Borsellino non è mai esistita e che la trattativa Stato-Mafia è la conseguenza di una bolla mediatica. Una bolla esplosa ormai da tempo, il cui pus tutt’ora ci ricopre.


(Le vignette sono del cattivissimo Natangelo e del geniale Gavavenezia)

Accade a Berluscolandia – Scandali e colpi di scena

A Berluscolandia, accade che bisogna rigare dritti e seguire le regole della morale condivisa per potersi assicurare la fiducia del Re e del popolo e per non andare alla deriva. Prendete, ad esempio, Mesiano: nessuno, tantomeno un servitore della giustizia, a Berluscolandia, indosserebbe calzini turchesi ed andrebbe su e giù, fumando come un turco, mentre attende il proprio turno dal barbiere. A meno che non sia un sovvertitore comunista: loro si che usano vestire indumenti con colori sgargianti e il più delle volte con abbinamenti indiscreti. È dalle piccole cose che ci si può rendere subito conto se qualcuno esce fuori dai binari prestabiliti. Ma questo è il minimo, qualcosa che può essere gestito con un piccolo video di avvertimento, ad esempio, per ricondurre il sovvertitore sulla strada delle regole comuni condivise da tutti. Son ben altri i casi in cui serve una mano forte e ferma che rimetta a posto le cose.


Prendete ad esempio quell’attenzionato omosessuale di Boffo, che di mestiere fa (o meglio, faceva) l’oracolista del Vaticano sulle pagine dell’Avvenire. Quest’uomo, che saliva sul pulpito offertogli ingenuamente dalla Santa Sede, a causa del suo indice puntato sulle persone sbagliate, è stato subito riportato sulla retta via. Boffo era davvero l’ultima persona che avrebbe potuto esprimersi sulla generosità dell’Imperatore con le sue cortigiane: pagare per una prestazione sessuale (in denaro o con premi tipo un seggio nel parlamento europeo) come utilizzatore finale è cosa ben diversa che pagare un’ammenda per evitare un’accusa di molestie a sfondo omosessuale. Proprio lui, un oracolista del Vaticano. Avrebbe dovuto sapere che la sua omosessualità sarebbe stata più al sicuro da qualunque attacco se fosse stato un prete, o magari un vescovo, piuttosto che un mero oracolista. Non sono bastate, infatti, le denunce dei molti cittadini in varie parti del mondo, i servizi e le inchieste della BBC e le evidenze dei fatti ad intaccare la fiducia del Pontefice nei i suoi fratelli. Se sei un prete o un vescovo puoi addirittura affermare che l’olocausto è una invenzione mediatica, costruita a tavolino da quei cattivoni di History Channel con i loro maledetti documentari che ogni anno puntualmente ci tediano, senza rischiare il linciaggio. Fatto sta che Boffo, fortunatamente, è stato dimesso dal suo incarico, grazie al pronto intervento dell’animale più fedele dell’Imperatore (molto più dei cani che usa per le sue battute di caccia): Vittorio Feltri. Feltri, infatti, ha impugnato la causa con anima e corpo e si è detto pronto ad affrontare con pugno di ferro tutte le eventuali sovversioni provenienti da più lati: egli si curerà dell’Imperatore con tutte le sue forze, proteggendolo con un abbraccio fatto di fogli di carta di giornale, avvolgendolo come un chilo di totani al mercato del pesce, per difenderlo da chiunque osi mettergli il bastone tra le ruote con attacchi preventivi. Il famoso “cominciamo da Boffo” del suo editoriale di benvenuto al Giornale fu il suo modo di avvertire i più delle sue intenzioni e l’Imperatore della sua devozione.


La tecnica del dossieraggio come strumento di conquista della fiducia, avendo dato i suoi primi frutti, dev’essere piaciuta a molti. Tant’è che ha preso piede rivolgendosi a più parti. L’ultimo attacco è stato sferrato a Piero Marrazzo, un vassallo potenzialmente infedele dell’Imperatore, reggente del feudo denominato Lazio, un luogo nel centro della penisola che ultimamente va di moda tra i latitanti camorristi, i quali si rifugiano da quelle parti dove possono gestire meglio i loro affari nella edilizia e mettere le mani nel mercato ortofrutticolo più grande d’Eurolandia. L’errore di Marrazzo è stato quello di andare a trans, secondo il ricatto filmato effettuato da quattro fedeli del servizio d’ordine pubblico che irruppero senza alcun ordine di servizio nè permesso in un appartamento privato. E un feudatario dell’Impero non va a trans. Al massimo, come utilizzatore finale, si diletta con delle puttane. Ma a trans proprio no, non si fa. E questo è risaputo da tutti. Tant’è che Gasparri, preoccupato per una segnalazione della polizia che lo vide aggirarsi in una zona frequentata da questi sovversori della natura umana durante una retata, si è subito pronunciato dicendo che lui era lì per caso, perchè aveva smarrito la retta via. Il governo si è subito mobilitato, accorrendo in aiuto di un suo ministro: ora, chiunque può contribuire all’acquisto di un GPS satellitare da regalare a Gasparri con una tassa del 5% sul denaro raccolto all’estero durante anni ed anni di evasioni fiscali reingressandolo in territorio nazionale grazie allo scudo fiscale di Tremonti.


Per fortuna, si è risolto tutto nel migliore dei modi: Boffo ora passa il tempo a fare telefonate anonime invece di disturbare il corso prestabilito delle cose. Marrazzo è in convento ad espiare il peccato delle sue perversioni. Le camere sono state chiuse per una settimana, perchè i parlamentari sono corsi in aiuto a Gasparri, che un giorno disse: “vado alla Fnac a scegliermi un GPS”, e da allora non è più tornato. Si è scoperto, poi, che preso da un attacco di panico di fronte a tanta tecnologia e impossibilitato a compiere una scelta perchè affetto da microcefalia cronica, ha avuto un momento di confusione e dalla Fnac è andato dritto alla conferenza su Paolo Borsellino. Fortunatamente i suoi amici di partito lo hanno raggiunto in tempo, riportandolo sulla buona strada prima dell’inizio dell’incontro. E infatti, Gasparri, invece di parlare di Borsellino e delle infiltrazioni della Mafia nello Stato, ha approfittato della conferenza per presentare l’ultimo modello di Tom Tom regalatogli dai suoi amici (immaginari).


L’Imperatore, l’utilizzatore finale di cortigiane, sposato e divorziato due volte e con cinque figli, nonstante le calunnie, gli attacchi diffamatori della stampa e della TV e degli oppositori politici, i tentativi sovversivi della Magistratura, la scarlattina e chi più ne ha più ne metta, ha umilmente dedicato il suo prezioso tempo alla Chiesa, alla difesa dei valori Cristiani della famiglia ed alla permanenza del crocifisso nelle aule di scuola. Prima, però, ha: chiamato i direttori di RaiSet per alcuni suggerimenti sui palinsesti e la proposta di un nuovo programma su Rai Due con Belpietro; ha chiamato al telefono Floris di Ballarò per dargli del comunista, ha suggerito a Ghedini che la soluzione al mancato Lodo Alfano è una legge che accorci i tempi delle prescrizioni; ha chiamato l’insetto travestito da giornalista (Vespa) per dirgli che nel suo ultimo libro avrebbe dovuto inserire suoi commenti, tipo “anche se accusato, non mi dimetterò mai”.

Insomma: tutto è bene ciò che finisce bene.


Le vignette sono di quel genio malefico di Natangelo.