Turno di guardia

(Agli amici perduti e a quelli rimasti. A F. C.)

Proprio tra i cocci che misi sul tetto
una rondine pigra si venne a posare.
Tra i vetri rotti la vidi una volta
volare: lo dissi agli altri che risero forte.

Giù per il vallo i sassi assolati,
i sacchi bucati, svuotati di guerra,
la sabbia per terra a segnare i passi
dell’andirivieni del turno di guardia.

Diverse misure di scarpe alle orme,
sui muri le ombre ad altezze diverse:
potrei riconoscerle tra mille altre macchie –
ma non di sangue, ma non di sangue.

Io mi ricordo le nostre facce
rosse di vino, di sole o vergogna
con una spugna lavammo le spalle
l’uno dell’altro senza parlare.

Quanto è più lungo ora il turno di guardia,
questo sostare nello stare senza.
Tu fosti il primo a cui chiusero gli occhi.

Ingannammo la notte col sogno e la veglia
Ma non abbastanza, non abbastanza.

(2011)