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Domani la Corte Costituzionale sottoporrà ad esame la legittimità costituzionale dell’ormai (tristemente) famoso Lodo Alfano, per cui tutti sembrano andare pazzi. A cominciare da chi al Lodo offre il nome – il Ministro della Giustizia (incredibile ma vero, proprio della Giustizia) Angelino Alfano. Lo stesso Ministro che difese a spada tratta e senza vergogna il Lodo che porta il suo nome, dichiarando in una puntata di Ballarò che il Lodo difende un bene”. Ha opportunamente evitato, però, di spiegare il bene di chi.

L’Avvocatura dello Stato, invece, quando fu chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità o meno del Lodo, paventò un disastro politico con dimissioni e conseguente caduta del Governo. Grazie infinite, ma non era questa la domanda. Tra l’altro, una proiezione degli eventi di questa portata fa seriamente pensare che senza il Lodo ci sarebbero grosse possibilità di  mandare in galera il Premier e non solo.

The last but not the least – come dicono gli inglesi – il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ci fa sapere che “firmo il Lodo perché recepisce le critiche della sentenza della consulta contro la Schifani” e che sbaglia chi gli chiede di non firmare, poichè anche nel momento in cui non approvasse la legge con la sua firma, comunque la legge ritornerebbe alle camere per poi essere ripresentata uguale, ed allora egli sarebbe costretto a firmare. Insomma: ci tiene più lui alla semplificazione delle procedure burocratiche e degli snellimenti della giustizia italiana che Brunetta e Calderoli messi insieme.

C’è un problema: entrambre le affermazioni del Capo dello Stato sono false. Da un lato, non è assolutamente vero che il Lodo Alfano “recepisce le critiche della consulta” mosse contro il Lodo Schifani, in quanto mantiene gli stessi principi incostituzionali di base (vedi Articolo3 della Costituzione). Dall’altro, il Presidente della Repubblica è il supremo garante della Costituzione, e come tale potrebbe, senza incertezze, non promulgare il Lodo se la Corte, pronunciandosi sul Lodo Alfano, dichiarasse tale norma illegittima. Al Capo dello Stato sembrano sfuggire tutte queste osservazioni, come i molteplici precedenti nella storia della Repubblica Italiana che giustificherebbero una sua ferma opposizione. A questo punto, non mi resta che pensare che è il Presidente della Repubblica a non conoscere (o non voler conoscere) la Costituzione, invece che i cittadini che gli chiedono di non firmare leggi palesemente incostituzionali, come egli afferma.

Scrive la Costituzionalista Carlassare sul Fatto Quotidiano che “il costituzionalismo ha come obiettivo porre limiti al potere”. Motivo per cui un piccolo gruppo di esperti costituzionalisti pensarono di scriverla e centinaia di migliaia di persone continuano da allora a difenderla. Cerchiamo di non dimenticarlo.